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il caso, e adesso il destino


Questo e' il resoconto, a cura dei bibliotecari, del terzo incontro (giugno 2002) del gruppo di lettura "la musica del caso"




"L'ho iniziato. Mi sono fermata perche' era senza speranza [il libro] e non sono piu' riuscita ad andare avanti"

[Lettrice del gruppo a proposito de "L'invenzione della solitudine"]


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Cari co-lettori (che non significa collettori), il gruppo di lettura affronta il destino (cosi', a brutto muso, senza nessuna titubanza ne' creanza. A proposito, fa una certa impressione negli aeroporti dei paesi di lingua spagnola sentire annunciare voli con "destino" Milano, Roma o Parigi: � vero che in spagnolo destino significa pi� banalmente destinazione, ma la molla associativa per noi del gruppo di lettura � immediata...).



Nell'ultima riunione abbiamo commentato le nostre letture di e su Paul Auster. Il numero maggiore di "recensioni" favorevoli l'ha forse ottenuto "L'invenzione della solitudine" (si', proprio quello che la nostra lettrice ha mollato a meta'); ma il rapporto padri-figli (soprattutto quando si e' chiamati a diventare "padri dei padri") ha suscitato qualche dibattito. Anche "La musica del caso" � piaciuto (per la fuga, per l'azzardo, per la costruzione narrativa) ma il suo finale inquietante e ansiogeno ha provocato qualche sintomo di rigetto.


Pollice verso e controverso per "Esperimento di verit�": troppo costruito, iperletterario - anche se di storie rigorosamente "vere" si tratta. Stroncato "Citt� di vetro", quasi salvo "Timbuctu'", senza infamia senza lode "Sbarcare il lunario". Insomma Auster ce lo siamo letto con aspettative e passioni qulche volta deluse. Capita, e se lo abbiamo scelto come capostipite e' proprio perche' si prestava come forse nessun altro a inoltrarci sulla via del caso. A questo punto grandi diramazioni si aprono avanti a noi: dal caso (attraverso il gioco?) al destino; dal caso (attraverso un'allitterazione che e' anche uno slittamento semantico) al caos; dal caos alla complessit�; e via per altre mille biforcazioni possibili.


Il prossimo nodo, ed e' un nodo maiuscolo, e' quindi quello del passaggio caso-destino: due polarita' (l'assolutamente contingente e l'assolutamente necessario) che spesso si sovrappongono. Dare piste di lettura sul tema non e' facile. Anna Recaldini ci ha gia' inviato una bella cinquina: - Cime tempestose, di Emily Bronte - La lettera scarlatta, di Nathaniel Hawthorne - Tess di Thomas Hardy - Il te' nel deserto di Paul Bowles - I figli della mezzanotte, di Salman Rushdie Quest'ultima indicazione era gia' uscita nel gruppo. Il visionario romanzo di Rushdie (prima che la sua vena letteraria, anche a seguito della grave persecuzione di cui � stato oggetto, si inaridisse) � senz'altro emblematico di un singolare destino: quello dei mille e uno bambini nati nella notte dell'indipendenza indiana, tutti uniti da straordinarie capacita'. Nel penultimo romanzo di Tim Parks, lo scrittore inglese trapiantato a Verona, che si intitola appunto "Destino", e' invece il caos a divenire destino attraverso la dura esperienza del dolore.


Ma se parliamo di terribilita' del destino e' Dostoevskij a venirci subito alla mente. O, rotolando indietro nel tempo, l'universo della tragedia greca. Quando si pone il tema del destino come necessita' cieca si pone di sponda anche quello della ribellione a questa necessita'. Torna a far capolino la pietra miliare dell'Antigone, scritta e riscritta mille volte, sempre indimenticabile. Un'accezione piu' lieve del destino e' forse quella che esamina, con disincanto, il mondo ambiguo e affascinante delle "coincidenze".


Lo ha fatto Milan Kundera ne "L'insostenibile leggerezza dell'essere" (anche lui, come Rushdie, e' un autore che, dopo i primi romanzi, sembra aver smarrito la propria pi� vera ispirazione: triste destino degli esuli??). Nelle pagine di questo bel romanzo (non tutto quello che ha successo fa schifo) l'"uccello delle coincidenze", come lo chiama Kundera, si posa piu' volte sulle spalle dei suoi personaggi. Del resto il destino e' gia' scritto, e in senso letterale, perche' questo e' uno dei pochi romanzi in cui la conclusione, tragica, e' raccontata a meta' dell'opera e non per questo ci passa la voglia di leggerlo.


A meta' tra caso e destino e' da collocare l'intera opera dell'argentino Marco Denevi (un autore ingiustamente sottovalutato la cui lettura e' caldamente consigliata da Marilena). Denevi, che si definiva "scrittore per caso", e' autore ad esempio di "Rosaura alle dieci", uno strano poliziesco senza poliziotti, senza enigmi, in cui un gioco del destino porta a uno scambio di persone che genera un delitto. La pluralit� dei punti di vista dei testimoni porta a quella dimensione di piani e universi paralleli che gi� abbiamo individuato come una delle caratteristiche ricorrenti (soprattutto in fantascienza!) della letteratura sul caso. Per quanto riguarda la saggistica le letture sono talmente tante da gelare ogni tentazione di dare qualche titolo.


Cediamo (alla tentazione) per proporre almeno questo: Maria Zambrano, "Delirio e destino". Zambrano e' una pensatrice spagnola, allieva di Unamuno e di Ortega y Gasset, che in tutte le sue opere (finalmente tradotte) ha cercato di intrecciare i fili di poesia e filosofia. Questo libro e' un'autobiografia, ma nello stesso tempo � una storia di Spagna e d'Europa: il "delirio della purezza" conduce al destino tragico di un'Europa "incapace di amarsi"... Destino individuale e destino collettivo sono qui continuamente richiamati e intrecciati.


Ci suggeriva Mauro Antelli un'altra lettura importante: quella del paleontologo americano (recentemente scomparso) Stephen Jay Gould, che ha scritto libri affascinanti come "Il sorriso del fenicottero" "Risplendi grande lucciola" o "La vita meravigliosa", e che ha cercato di portare alla luce le strane interferenze del caso nel processo evolutivo, con una lettura originale ed eretica della teoria di Darwin. Gi� che siamo in tema, perche' non ricordare che Konrad Lorenz - il padre dell'etologia moderna - ha scritto un'opera intitolata "Natura e destino" sottolineando implicitamente che la natura � il primo e talvolta il pi� crudele dei destini che ci rinchiudono. Per finire questa sommaria carrellata - introduttiva ai vostri suggerimenti - ci sarebbe da ricordare che il destino � anche, a volte, il risultato di un'operazione metafisica (un'ipostasi, si potrebbe dire) che trasforma una realta' storica in qualcosa di immodificabile: un destino, appunto. Come abbiamo detto nel gruppo di lettura, cio' che ci appare come un caso spesso non e' affatto casuale, solo ignoriamo le sue "cause"; e cosi' cio' che ci viene spacciato per destino e' talvolta il risultato di precise scelte e volonta'.


Torna alla mente una preghiera (che e' stata attribuita ad Agostino, ma di cui tanti altri si sono via via appropriati): "Dio, dammi l'umilt� sufficiente per sopportare le cose che non posso cambiare, dammi il coraggio sufficiente per cambiare le cose che posso cambiare, dammi l'intelligenza sufficiente per distinguere i due tipi di cose"


Ecco di quest'intelligenza abbiamo estremo bisogno per smascherare i falsi destini. Va in questa direzione anche l'invettiva di Antonin Artaud, il grande surrealista (a proposito, sono usciti le sue "Poesie della crudelta'" da NuoviEquilibri): "C'e' una cosa che non ho mai smesso di sentir fremere in me, dacche' sono al mondo, e questa cosa e' l'idea di destino, l'idea di sorte, inflitta dalla macchina, questa infernale, perpetua, anonima macchina, chiamata societa', a tutti quelli che non la pensano come lei, e che, qui e la', attraverso, dopo, o durante la storia, hanno tentato di svelare i suoi complotti". (http://www.muspe.unibo.it/period/pdd/num05/05_num5.htm)


Perfettamente in sincrono con il nostro lavoro di gruppo e' una riflessione di Adriano Sofri ("Una fotografia tra la guerra e il destino") pubblicata su "La Repubblica" di ieri: nella foto della kamikaze palestinese Ayat Akras, ritratta bambina da Tano d'Amico, e' gia' scritto il destino che la vedra' diciassettenne farsi saltare in aria nel supermercato Supersol di Gerusalemme ovest? Sembrerebbe di si' leggendo cio' che nella fotografia non si vede: un campo circondato da un'altissima rete, bambini inseguiti da soldati, incarcerati in piccole celle per cani, dita calpestate da scarponi, le fotografie degli uccisi incollate sugli inutili quaderni di scuola.


Ma poi Sofri confronta altre due fotografie: quella celeberrima della bambina vietnamita che fugge dai marines con il corpo nudo ustionato dal napalm e la foto della signora Kim Phuc oggi, che vive a Toronto dopo diciassette operazioni di chirurgia ricostruttiva ed e' Ambasciatrice di Pace per l'Unesco. In questo caso quel destino che poteva prevedibilmente avere lo stesso corso, ha preso invece un'altra strada: Kim Phuc non si e' fatta esplodere in un supermercato. Il destino e' cosa diversa (e piu' seria) della predestinazione. Finiamo qui e siamo gia' stati troppo lunghi. Ricordiamo a tutti che possono inviarci suggerimenti e indicazioni che noi rispediremo a tutti gli altri. Giovedi' 20 alle 20.45 ci troviamo per proseguire il nostro percorso. Ognuno porti la sua lettura, il suo spunto sul destino.


E non dimenticate il gioco: stiamo cercando il Nostradamus colognese (ne abbiamo bisogno...)


I bibliotecari

Luca Ferrieri e Marilena Cortesini

Biblioteca civica di Cologno Monzese Piazza Mentana 1 - 20093 Cologno M.se (Mi) ITALIA


Tel. +39 02 25308359; +39 02 25308363; +39 02 25308317 Fax: +39 02 27300890

E-mail: lferrieri@comune.colognomonzese.mi.it

http://www.biblioteca.colognomonzese.mi.it

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