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le cause, la storia e il caso

Caso e destino
31 luglio 2002
Inoltrati nel labirinto dei confronti nel gruppo di lettura, provo un paio di punti di vista possibili.


IL CASO E LA STORIA (e il destino, il fato e la provvidenza)

-le cause e il caso-

Lo storico inglese ->Edward Carr, dedica, al tema del - caso- contrapposto a quello delle -causalità- degli avvenimenti storici uno dei suoi interventi in ---Sei Lezioni sulla Storia--- (Einaudi -la prima edizione e' del 1961).

Per la storiografia moderna, da Montesquieu in poi dice Carr - "la storia consiste nel dominio degli avvenimenti del passato inquadrati in una connessione coerente di cause e effetti".


A questa idea della causalità storica viene attribuito in alcuni contesti il nome di determinismo. Il quale, d'altra parte, ha spesso avuto cattiva stampa, con connotazioni spregiative che l'hanno un po' screditato a favore di un'interpretazione della storia più legata al caso. A torto però. Almeno secondo Carr.


-causa e determinismo-

Perche' il determinismo storico, spiega, "e' la convinzione che tutto ciò che accade ha una o più cause, e avrebbe potuto accadere in modo diverso soltanto se la causa o le cause fossero state diverse. Il determinismo è un problema che non riguarda soltanto la storia , bensi' ogni azione umana."

E ancora, dice Carr, "l'assioma che tutto ha una causa è una delle condizioni che ci consentono di comprendere ciò che avviene attorno a noi. L'aspetto di incubo dei romanzi di ->Kafka consiste nel fatto che in essi ogni evento è apparentemente senza causa, o per lo meno, se una causa c'è, è impossibile scorgerla".
(Parole, queste di Carr, che incidentalmente riprendono un po' del disagio che alcuni componenti del gruppo hanno provato e manifestato nell'affrontare il mondo governato solo dal caso che ci racconta ->Paul Auster).
Cosa fa dunque lo storico? Di fronte a un avvenimento cerca di individuare le molteplici cause che lo hanno determinato. Poi stabilisce, sottolinea Carr, una gerarchia tra queste cause "stabilendo i rapporti che le legano, e decretando eventualmente quale causa, o quale tipo di causa debba essere considerata quella decisiva, la causa delle cause".
Certo Carr non nega il -ruolo del caso-.
Si tratta però di collocarlo in un contesto adeguato all'indagine scintifica dello storico. O da chi analizza un qualsiasi avvenimento quotidiano. Nell'indagine di polizia relativa a un grave incidente stradale (investimento d un pedone) quali delle cause individuate sarà rilevante e quale no?

-Il malfunzionamento dei freni dell'automobile

-Lo stato di ubriachezza del guidatore

-L'asfalto scivoloso

-oppure il fatto che quella sera la vittima dell'investimento (abitualmente così sedentaria da non uscire mai dopo cena) avesse deciso di recarsi al bar di fronte a casa a bere una birra (un caso?)


La ricostruzione e l'interpretazione razionale impone ovviamente di trascurare l'ultima causa. (anche se il caso dell'abitudine modificata potrebbe essere ricca di suggestioni come punto di vista per una rappresentazione artistica dell'avvenimento). E' in altre parole la differenza che c'e' fra "cause razionali e cause accidentali".


-la storia, la provvidenza e il destino-

Ma il dibattito degli storici sulla necessità di individuare le cause e gli effetti degli avvenimenti slitta presto verso una contesa sulla legittimit� dell'uso del concetto di causa e sul suo legame con le concezioni di tipo "storicistico", colpevoli di determinismo estremo e qundi della negazione non solo del ruolo del caso ma anche di quello della volont� degli individui.

Riferimento principe di questo punto di vista � -->Karl Popper: ----La società aperta e i suoi nemici--- (Armando, 2 voll. 1986 e 1994 ) e soprattutto ---Miseria dello storicismo--- (Feltrinelli,2002).


Ricco di stimoli e strumenti per difendersi comunque dagli eccessi delle filosofie che cercano senso e significato al processo storico.

Un altro testo importante in questo filone e' quello di ->Karl Lowith ----Significato e fine della Storia---- (Edizioni di Comunita' - uscito in America nel 1949) che esplicita il legame fra le filosofie della storia (il senso della storia) e la teologia. La filosofia della storia, secondo Lowith, anche nelle formulazioni di Hegel e Marx o in quelle dei profeti del progresso come Comte (il progresso come provvidenza), ha la propria base nella concezione giudaico-cristiana della storia e non e' che la secolarizzazione di tale concezione. E perdendo la matrice religiosa individua comunque un fine del processo - il progresso oppure la societa' senza classi - e da questo fine deriva il significato dei singoli avvenimenti.


Lowith affronta spesso anche i concetti di provvidenza (per esempio in ->Hegel: secondo il quale gli uomini realizzano con una "comprensione istintiva" il fine di cui sono strumento. E agiscono in quanto sono spinti dalla potenza e dall'"astuzia della ragione", che e' il concetto concetto razionale di provvidenza; oppure il progresso contro la provvidenza in ->Comte, ->Condorcet e ->Proudhon) di destino e fato.
La storia, dice Lowith, è contingenza. "Ciò che divenne possibile nel 1943 e probabile nel 1944, nel 1942 non era ancora palese e nel 1941 era assai improbabile. Hitler avrebbe potuto morire nella prima guerra mndiale o nel novembre 1939 o nel luglio 1944; avrebbe anche potuto vincere, poiche' nella storia talvolta si verifica l'evento piu' improbabile".
E tutta la storia e' cosi': "Nella prospettiva della sapienza e dell'ignoranza umana, tutto avrebbe anche potuto accadere altrimenti in questo gioco incommensurabile di circostanze e di decisioni storiche, di sforzi e di fallimenti". Dunque, "anziche' dalla ragione e dalla provvidenza, la storia sembra governata dal caso e dal fato". Ma il risultato della fede nella provvidenza e lo scetticismo (caso) hanno lo stesso risultato: la rassegnazione definitiva di fronte all'incalcolabilità e all'imprevedibilta' dei processi storici. --Lowith ci ricorda tra l'altro come nessuno meglio di Agostino abbia "rilevato la coincidenza tra la valutazione pagana del destino e quella cristiana della provvidenza".
Il mondo moderno (fede nel progresso), conclude Lowith, dipende ancora dal credo cristiano verso un compimento futuro, solo che a differenza del cristianesimo, dal quale si e' separato, lo colloca nella storia; lo rende mondano.


ciao a tutti (scusate la lunghezza)

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