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Prestito a pagamento in biblioteca? Considerazioni da lettore

E' uno shock culturale questo.


Anche se qualcuno di noi se lo aspettava.


L'ossessione per l'estensione senza limiti del diritto d'autore lo lasciava in effetti prevedere.





Diritto d'autore eterno: quanto mi costa leggere solo la battaglia con i mulini a vento?



Negli Stati Uniti, il centro di questo ciclone del copyright a tutti i costi, i pi� attenti sono da tempo in allarme. Per esempio, un articolo del Nyt di qualche settimana fa (25 gennaio 2004, "The Tyranny of Copyright?") riportava la sconsolata considerazione della consulente legale dell'Ala (American Library Association): "presto o tardi arriveremo al punto dove si dir�: ' Bene, credo che 25 centesimi non siano troppi per [leggere] questa frase' e a quel punto non ci saranno pi� speranze di tornare indietro".



[A voler essere sinceri, qualcuno che non si stupisce e non si preoccupa c'�: accennando la questione del prestito a un collega, mi sono sentito domandare: ma perch� adesso non si paga?]



Quindi, si diceva che avremmo dovuto aspettarcelo, ma ora che ci siamo arrivati, lo shock non � che sia minore.



Perch� le operazioni come questa, del prestito a pagamento nelle biblioteche, e in generale lo strapotere del diritto d'autore, minacciano e intaccano un bene che per definizione � "pubblico".


� banale ma lo dico lo stesso:


*i libri esistono solo per il rapporto che instaurano con i lettori*.

Quindi hanno e assumono senso se sono disponibili alla lettura. Pi� lettori pi� senso.

Non solo: � anche noto che ogni libro si arricchisce delle successive letture che ne fanno i lettori, che � come se lasciassero a chi viene dopo i pensieri a proposito di quel libro, e quelli suscitati ispirati da quel libro. Anche questi pensieri, detti, scritti, comunicati, diventano un contributo al grande *bene pubblico* che chiamiamo cultura.



Sappiamo dunque che questo *bene pubblico* inestimabile vive e si riempie di vita ogni giorno, via via che leggiamo, ri-leggiamo, prestiamo, consultiamo, guardiamo, portiamo a casa, leggiamo i libri ai nostri figli, li riportiamo in biblioteca, ne parliamo con gli amici ecc.



Insomma, a differenza di altri beni pubblici [la natura per esempio]
i libri ? intendo il loro contenuto ovviamente ? sono un bene che non si deteriora con l'uso, anzi si arricchisce.



Allora, in termini generali, ogni limitazione all'accesso ai libri ne limita il senso, la portata, ne riduce la forza potenziale, proprio perch� ne riduce il *carattere pubblico*.



E la biblioteca pubblica � (con gradi diversi di riuscita) ci� che pi� si avvicina all'accesso universale a questo bene pubblico.



Ma i lettori sono anche realisti. Questa non � una crociata contro il diritto d'autore.



Sappiamo che il diritto d'autore � necessario: entro limiti precisi e, diciamo cos�, "decenti".

Quando entriamo in libreria e compriamo i libri che ci piacciono sappiamo che il prezzo che troviamo in copertina comprende "anche" i diritti d'autore, oltre che i costi per editare, stampare, distribuire eccetera.

E paghiamo, in genere senza battere ciglio.


D'altra parte sappiamo anche che chi frequenta assiduamente la biblioteca e prende i libri in prestito � anche ? in genere ? uno che li compra i libri, *per cui non abbiamo nessun senso di colpa*: i libri che prendiamo a prestito in biblioteca non sottraggono reddito agli autori. Non � certo necessario spiegare qui le dinamiche e le relazioni fra la consultazione/prestito e gli acquisti: sappiamo tutti che sono complicate ma che esistono. e che sono fortissime.



Quindi fino a oggi abbiamo avuto una convivenza abbastanza felice con il diritto d'autore.



Soprattutto perch� c'� la biblioteca. *Perch� � grazie a essa che i libri sono e restano un bene pubblico sempre*: li possiamo rileggere, non ci preoccupiamo se sono fuori catalogo, se i diritti sono ancora in vigore o sono scaduti, se il libro vende tanto o poco; se � distribuito solo nelle grandi citt�.



Ma ora l'estremismo del diritto d'autore, irragionevole e senza limitazione, mette a dura prova questa convivenza.



Il diritto d'autore non conosce pi� ragioni. Il modello che ci propongono � quello che gli americani descrivono con "micropagamenti": non solo la copia, ma anche la consultazione, l'uso, lo scambio di contenuti protetti dai diritti esige il pagamento di una piccola somma di denaro. Gi� si sta sperimentando con la musica su Internet.



Quel che viene proposto con il prestito a pagamento in biblioteca � un passo molto deciso in questa direzione.



Oltre gli effetti economici negativi sulla pratica della lettura (i costi da sostenere ecc.), mette a dura prova proprio il carattere pubblico, quindi la natura stessa della cultura.
Introduce quella che � stata definita la cultura del permesso: consultare questo, leggere quest'altro, prestare, rileggere quello: tutto avr� un prezzo, magari piccolo, ma si tratta di un prezzo di mercato. Sar� il prezzo del noleggio di una fiaba, di un racconto. Il prezzo della licenza d'uso di gruppo se il libro viene letto e consultato in gruppo, per esempio dal nostro Gruppo di Lettura.



Le situazioni ridicole si moltiplicheranno: la consultazione allo scaffale, richieder� il versamento di denaro.


E' chiaro che dobbiamo fermare questa deriva: soluzioni ragionevoli ce ne sono. Importante sarebbe anche che tali soluzioni provassero ad arginare l'estensione del diritto d'autore, anche negli altri ambiti: la musica per esempio, dove i danni rischiano di essere altrettanto gravi.


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