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IL BLOG DEL GRUPPO DI LETTURA HA CAMBIATO CASA; IL NUOVO INDIRIZZO è http://gruppodilettura.wordpress.com/

29.9.04

le storie della notte

Dicevamo, notte bellissima, piena di emozioni quella di "voci leggere di
notte" [tutte le informazioni sul progetto europeo sul sito della biblioteca di Cologno Monzese]
(conosciuta anche come "storie di andata e ritorno" o maratona dei
racconti).

C'era un tema: migrazioni, incontri di popoli, culture, individui uomini e donne diverse. Dunque l'essenza della vita: e l'essenza della vita si è trovata, sentita, vista, in questi racconti.
A volte erano storie terribili di donne e uomini strappati, feriti, fuggiti; altre volte storie più lievi, anche se, sullo sfondo, la separazione, il distacco, lo spaesamento.

Qui di seguito un po' degli autori/libri che sono stati
raccontati.



Budapest, 1944 Posted by Hello



Erri De Luca uno degli autori più frequantati, per
esempio con Lettera ai clandestini; La fabbrica dei voli; L'ultimo
viaggio di Sinbad. Anche Laura Pariani è stata molto
raccontata, tutte storie da Quando dio ballava il tango [il
gdl lo conosce bene questo libro eh!]. E naturalmente sugli scudi anche
un'altra vecchia conoscenza del Gruppo di Lettura: Antonio Muñoz
Molina
con lo straordinario Sefarad [permettetimi una nota sui
brividi provocati dal racconto della storia del
signor Salama fatto proprio da uno dei nostri
gidiellisti!!] ripreso anche a più voci e in più lingue nella performace
molto emozionante regalata dal personale della biblioteca di Cologno
;-)



Gian Antonio Stella, con il suo L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi,
ha decisamente fatto breccia nei cuori dei narratori.
La commozione, si diceva: che dire allora del ritorno di Walter
Benjamin nella sua biblioteca
[Bruno Arpaia, L'Angelo della
storia].



William Shakespeare con Il mercante di Venezia:
incredibile forza, raccontato così.
E poi i casi unici: Bronislaw Malinowski, Gli argonauti del pacifico occidentale; Jaime de Angulo, Racconti indiani; Manuel Rivas, La mano dell'emigrante; Renée Reggiani, Il treno del sole; Rukshana Smith, Sale sulla neve; Jane Marks, Bambini nascosti;



Poi, Patrizio Epifani, Luna Piena; Osvaldo Soriano, Il figlio di Butch Cassidy e le storie di Futbol.



La notte avanzava sorprendente, le pause con il caffé caldo e le torte e le focacce sostenevano la magia; Anglisani incitava i narratori a serrare le storie, a metterci tutta l'energia. Temev ala fuga del pubblico. Che invece restava, ad ascoltare, in silenzio.



Altri: Maurizio Maggiani, L'anno della polacca; John Steinbeck, La valle dell'Eden; Franz Kafra, America; e Il Castello; Luis Sepúlveda, Patagonia Express; Edoardo Galeano, Le labbra del tempo;
Omero, Odissea; Carmine Abate, La festa del ritorno; Ivo Andríc, Il ponte sulla Drina; Andrea Camilleri, Gli arancini di Montalbano.



E altri ancora, visto che più di novanta son stati i racconti. Si è finito alle nove del mattino, con l'ultimo caffé e il sole e l'aria fresca.

27.9.04

che notte la notte delle storie!


Che notte ragazzi! dalle sei di sera di sabato 25 settembre alle nove passate di domenica mattina: un fiume di racconti che anche don chisciotte si sarebbe fermato ad ascoltare! appena mi riprendo, vi prometto qualche dettaglio in pi�!  Posted by Hello

23.9.04

narrare a cologno: i consigli di anglisani

Oggi cambiamo l'autore della citazione; Oggi � Roberto Anglisani. Cito ricordando cos� a memoria, alcune cose dette agli incontri di preparazione alla maratona di lettura, "Voci leggere a Cologno" di sabato 25 settembre :-)



"non basta raccontare cosa � accaduto; dobbiamo anche generare la visione, far vedere come � accaduto. Se non si vede quel che narriamo non generiamo emozione".



"Accostatevi alla storia da essere umani; non spiegatelo, non fate gli intelligenti. Fate capire la meraviglia umana che c'� in quel pezzo di libro".



22.9.04

a cologno si narra: i consigli di benjamin (4)

LA LENTA SOVRAPPOSIZIONE DI STRATI SOTTILI E TRASPARENTI



La narrazione non mira a trasmettere il puro in "in s�" dell'accaduto, come un'informazione o un rapporto; ma cala il fatto nella vita del relatore, e ritorna ad attingerlo da essa. Cos� il racconto reca il segno del narratore come una tazza quello del vasaio.
[...]

[L'uomo moderno non coltiva pi� ci� che non si pu� semplificare e abbreviare] E' riuscito ad abbreviare anche il racconto. Abbiamo asssitito allo sviluppo della short story, che si � sottratta alla tradizione orale e non consente pi� quella lenta sovrapposizione di strati sottili e trasparenti, che d� l'idea pi� esatta del modo in cui il perfetto racconto sorge dalla stratificazione di pi� narrazioni successive. - p. 257





Walter Benjamin, Il Narratore. Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov. Il saggio � in Angelus Novus, Einaudi. Il numero di pagina si riferisce all'edizione nella collana Nuova Universale Einaudi.




_le puntate precedenti

21.9.04

a cologno si narra: cosa ne pensa benjamin (3)

DIMENTICHIAMO L'ANALISI PSICOLOGICA!


Non c'� nulla che assicuri pi� efficacemente le storie alla memoria di quella casta concisione che le sottrae all'analisi psicologica. E quanto pi� naturale in chi le narra la rinuncia al chiaroscuro psicologico, tanto maggiore il loro diritto a un posto nella memoria di chi le ascolta; tanto pi� completamente si assimilano alla sua esperienza; tanto pi� volentieri, infine, torner� egli stesso a raccontarle, un giorno vicino o lontano.



Walter Benjamin, Il Narratore. Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov. Il saggio � in Angelus Novus, Einaudi. Il numero di pagina si riferisce all'edizione nella collana Nuova Universale Einaudi.



_la puntata precedente

20.9.04

da cervia: "leggiamo lolita a teheran"

B.V.

Cari compagni di letture,

[la scorsa settimana] nella Biblioteca di Cervia, alla fine di un vivacissimo e rinnovato GdL intorno al romanzo "Una barca nel bosco" di Paola Mastrocola [la scheda di Ibs], � stata accolta la proposta per il prossimo incontro: si tratta di "Leggere Lolita a Teheran" [Il blog del Gdl ne ha fatto cenno qui e anche qui] - di cui avevo avuto notizia da Anna di Cologno che ringrazio per questo.

Anche a me � parsa una lettura imprescindibile per diversi motivi: per la centralit� della esperienza della lettura di gruppo con tutte le implicazioni e le relazioni che sono interessanti da analizzare nell'ambito di un GdL; perch� � un libro che parla di libri; perch� l'esperienza dei protagonisti della vicenda attraversa la storia recente di un Paese matrice come l'Iran; perch� il gruppo di lettura � formato in prevalenza da giovani donne alle prese con la propria identit� personale e sociale. Perch� aiuta a capire anche cosa � successo e sta succedendo in Afganistan, e in Iraq e dintorni. Non ultimo perch� la pratica del dubbio � assunta come scelta culturale ed esistenziale.



Vi sapremo dire.
a presto

Bianca

17.9.04

narrare a cologno: le parole di benjamin (2)

MALEDETTE SPIEGAZIONI





Ogni mattino [l'informazione] ci informa delle novità di tutto il pianeta. E con tutto ciò difettiamo di storie singolari e significative. Ciò accade perché non ci raggiunge più alcun evento che non sia già infarcito di spiegazioni. [...] E', infatti, già la metà dell'arte di narrare, lasciare libera una storia, nell'atto di riprodurla, da ogni sorta di spiegazioni. In ciò Leskov [si ricordi che questo saggio sulla narrazione di Walter Benjamin è dedicato a Nicolaj Leskov] è maestro. Lo straordinario, il meraviglioso, è riferito con estrema precisione, ma il nesso psicologico degli eventi non è imposto al lettore. Che rimane libero di interpretare la cosa come preferisce; e con ciò il narrato acquista un'ampiezza di vibrazioni che manca all'informazione. - p. 253



Walter Benjamin, Il Narratore. Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov. Il saggio è in Angelus Novus, Einaudi. Il numero di pagina si riferisce all'edizione nella collana Nuova Universale Einaudi.



[_la puntata precedente ]

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16.9.04

che cos'� un gruppo di lettura

Alla ricerca di strati sottili e sovrapposti che spieghino cos'�
un Gruppo di lettura _
appunti sparsi

SPAZIO PUBBLICO VS SOLITUDINE DEL LETTORE

Mi sembra che la caratteristica pi� importante (almeno una fra le pi�
importanti) di un Gruppo di lettura sia il fatto che si crei uno
"spazio pubblico" (concetto a strati, sul quale � necessario ritornare
pi� volte per vederne alcuni tratti) grazie al quale la condizione di
solitudine del lettore possa essere riscattata, almeno in parte e
temporaneamente, ma, in ogni caso, con risultati forti.



Walter Benjamin, nel suo saggio su Nicola Leskov (in _Angelus Novus_)
lo scrive chiaramente che la condizione del lettore del romanzo (il
lettore moderno per definizione) � di solitudine.
"Egli � pi� solo di ogni altro lettore. In questo isolamento il
lettore di romanzi si impadronisce del loro contenuto pi� avidamente
di ogni altro lettore. Egli � pronto ad assimilarlo interamente, a �
per cos� dire � divorarlo.
Sempre in quel saggio, Benjamin scrive (capitolo 5):
"Il romanzo si distingue da tutte le altre forme di letteratura in
prosa � fiaba, leggenda e anche novella � per il fatto che non esce da
una tradizione orale e non ritorna a confluire in essa. Ma soprattutto
dal narrare. Il narratore prende ci� che narra dall'esperienza � dalla
propria o da quella che gli � stata riferita-; e lo trasforma in
esperienza di quelli che ascoltano la sua storia. Il romanziere si �
tirato in disparte. Il luogo di nascita del romanzo � l'individuo nel
suo isolamento, che non � pi� in grado di esprimersi in forma
esemplare sulle questioni di maggior peso e che lo riguardano pi�
davvicino, � egli stesso senza consiglio e non pu� darne ad altri."



Proviamo a giudicare eccessivamente pessimista questa visione di
Benjamin,che, ci dicono i critici che lo conoscono bene, non credeva
alla possibilit� della narrazione nel mondo moderno (Laura Boella,
"Pensare e narrare", saggio introduttivo di Ernst Bloch, _Tracce_,
Garzanti). La sua considerazione del romanzo in fondo � in linea con
quello che diceva il suo amico Lukacs: (prendiamo a prestito la
sintesi del pensiero espresso in Teoria del romanzo sempre dal saggio
di Laura Boella) - l'isolamento dell'individuo, il suo rapporto
accidentale con gli avvenimenti storici, l'impoverimento dell'io
narrante che ha perduto la funzione del narratore (quella di
interloquire, insieme al pubblico, con la storia narrata, di
giudicarla, se necessario) e si trova schiacciato dal divenire,
puramente interiore della propria esistenza.



Insomma, nessun legame con l'esperienza del vissuto, nel romanzoautore
isolato da chi riceve la su astoria; e dall'altra solo lettura
appassionata e divorante, come il fuoco che brucia la legna del camino
davanti al quale il lettore, solo, legge.



Davanti a questo quadro il Gdl non pu� certo rendere al lettore
l'esperienza e il vissuto che portano strati di significato e accenti
e vibrazioni diverse alle narrazioni tradizionali pubbliche, orali e
che sono il contributo che, generazione dopo generazione, la
ri-narrazione delle storie porta alle storie stesse.



Nessun riscatto su questo fronte dunque, ma certo un cambio di segno.
La proposta di un discorso pubblico sulle storie presenti nei libri,
che si moltiplica per quanti sono i lettori che lo fanno, per quanti
sono i tipi di lettura che vengono fatti, che includono anche quanto
di quel libro la lettura di massa (e spesso anche la popolarizzazione
delle storie dei romanzi che il cinema ha determinato) ha reso sapere
comune, quasi un patrimonio collettivo dell'immaginario, al punto che
se ne possa parlare anche quando il libro non si � letto; al punto che
a volte ci spinge a leggerlo. Ma soprattutto al punto che fatti,
personaggi, incontri, trasformazioni, scontri, minacce del romanzo,
divengono "vere". Non nel senso di empiricamente controllabili, ma che
assumono uno statuto di realt�, non dissimile da quello, inconsapevole
e basato sulla fiducia, che ci fa credere in Napoleone.
cfr Eco



Dunque se la narrazione come la intendeva Benjamin presupponeva la
capacit� di comunicare l'esperienza, il vissuto, lo spazio pubblico
del Gdl (che � un microcosmo delle tante possibilit� che stanno
davanti a un lettore) presuppone che l'esperienza venga sostituita con
questa esperienza vicaria, eppure meravigliosa che ci viene donata
dalla lettura. Quindi i fatti dentro il romanzo divengono la nostra
esperienza (ovviamente solo in parte, altrimenti saremmo tutti pazzi).



A questo si aggiunge, in maniera inseparabile, l'altra esperienza,
quella propria dell'atto del leggere (questa dunque non vicaria) che
contribuisce a dettare il discorso pubblico del Gdl, i cui strati, le
vie di fuga, le porte aperte e chiuse, i giudizi che porta con s�,
sono immancabilmente il frutto delle _due esperienze_ . Come dimostra
il fatto, per esempio, che giudizi e analisi siano senza sorpresa
dedicati, come se si vivesse _dentro_ il romanzo, alla statura morale
o anche all'antipatia di un personaggio, trattato come se fosse una
persona che si incontra ogni mattina sotto casa; e che queste analisi
coesistano con naturalezza nello stesso lettore con analisi, appunto,
da lettore, quindi _esterne_ al romanzo.



Lo spazio pubblico che pensiamo sia il Gdl, assume dunque contorni un
po' pi� precisi, e possiamo provare a definirlo con alcuni tratti:


.:: livelli, modi, tempi (il famoso "cosa legge il gdl") di lettura
differenti che coesistono a volte (quasi sempre) anche nelle stesse
persone oltre che nel gruppo


.:: la lettura che diventa discorso pubblico e viene trasmessa e
ritrasmessa come esperienza da condividere (nei due sensi che abbiamo
visto)


.::l'anacoluto: il parlato irrompe in un universo scritto per
definizione e irrompe con i suoi modi irriverenti, a volte incoerenti:
strappi, salti avanti, digressioni, cambio di piano, di statuto
teorico, interruzioni, ricominciare sempre da capo (cfr tracce,
introduzione pagina xxix)



.:::forza del gdl proprio in queste sovrapposizioni, girotondi,
cornici che si aggiungono a cornici, salti indietro: ricchezza,
compresenza di modi non tanto e solo di punti di vista



.:::un campionario di alcune possibili letture e livelli di lettura;
modelli spontanei: nichiliste, distruttive, di identificazione ocn i
personaggi, con l'autore modello, di sfida all'autore modello e a
quello empirico; il rifiuto di diventare lettore modello, soprattutto.
cfr?



.:::di qui anche la difficolt� tecnica e psicologica di una scrittura
di quanto dice il gdl: come se il discorso fosse quasi irriducibile a
una scrittura che tende a escludere proprio l'anacoluto ecc.
cfr la scaletta di bianca verri



.:::un momento "d'equilibrio" nel quale il discorso rivela alcuni
tratti di _tutte le letture che sono state fatte di quel libro_ cfr
manguel su kafka



.::come e cosa sceglie di leggere il gdl: il metodo di scelta decisivo
per la coesione; per la natura di vero gdl e non di consiglio di
lettura.


che cos'� un gruppo di lettura

Alla ricerca di strati sottili e sovrapposti che spieghino cos'�
un Gruppo di lettura _
appunti sparsi

SPAZIO PUBBLICO VS SOLITUDINE DEL LETTORE

Mi sembra che la caratteristica pi� importante (almeno una fra le pi�
importanti) di un Gruppo di lettura sia il fatto che si crei uno
"spazio pubblico" (concetto a strati, sul quale � necessario ritornare
pi� volte per vederne alcuni tratti) grazie al quale la condizione di
solitudine del lettore possa essere riscattata, almeno in parte e
temporaneamente, ma, in ogni caso, con risultati forti.



Walter Benjamin, nel suo saggio su Nicola Leskov (in _Angelus Novus_)
lo scrive chiaramente che la condizione del lettore del romanzo (il
lettore moderno per definizione) � di solitudine.
"Egli � pi� solo di ogni altro lettore. In questo isolamento il
lettore di romanzi si impadronisce del loro contenuto pi� avidamente
di ogni altro lettore. Egli � pronto ad assimilarlo interamente, a �
per cos� dire � divorarlo.
Sempre in quel saggio, Benjamin scrive (capitolo 5):
"Il romanzo si distingue da tutte le altre forme di letteratura in
prosa � fiaba, leggenda e anche novella � per il fatto che non esce da
una tradizione orale e non ritorna a confluire in essa. Ma soprattutto
dal narrare. Il narratore prende ci� che narra dall'esperienza � dalla
propria o da quella che gli � stata riferita-; e lo trasforma in
esperienza di quelli che ascoltano la sua storia. Il romanziere si �
tirato in disparte. Il luogo di nascita del romanzo � l'individuo nel
suo isolamento, che non � pi� in grado di esprimersi in forma
esemplare sulle questioni di maggior peso e che lo riguardano pi�
davvicino, � egli stesso senza consiglio e non pu� darne ad altri."



Proviamo a giudicare eccessivamente pessimista questa visione di
Benjamin,che, ci dicono i critici che lo conoscono bene, non credeva
alla possibilit� della narrazione nel mondo moderno (Laura Boella,
"Pensare e narrare", saggio introduttivo di Ernst Bloch, _Tracce_,
Garzanti). La sua considerazione del romanzo in fondo � in linea con
quello che diceva il suo amico Lukacs: (prendiamo a prestito la
sintesi del pensiero espresso in Teoria del romanzo sempre dal saggio
di Laura Boella) - l'isolamento dell'individuo, il suo rapporto
accidentale con gli avvenimenti storici, l'impoverimento dell'io
narrante che ha perduto la funzione del narratore (quella di
interloquire, insieme al pubblico, con la storia narrata, di
giudicarla, se necessario) e si trova schiacciato dal divenire,
puramente interiore della propria esistenza.



Insomma, nessun legame con l'esperienza del vissuto, nel romanzoautore
isolato da chi riceve la su astoria; e dall'altra solo lettura
appassionata e divorante, come il fuoco che brucia la legna del camino
davanti al quale il lettore, solo, legge.



Davanti a questo quadro il Gdl non pu� certo rendere al lettore
l'esperienza e il vissuto che portano strati di significato e accenti
e vibrazioni diverse alle narrazioni tradizionali pubbliche, orali e
che sono il contributo che, generazione dopo generazione, la
ri-narrazione delle storie porta alle storie stesse.



Nessun riscatto su questo fronte dunque, ma certo un cambio di segno.
La proposta di un discorso pubblico sulle storie presenti nei libri,
che si moltiplica per quanti sono i lettori che lo fanno, per quanti
sono i tipi di lettura che vengono fatti, che includono anche quanto
di quel libro la lettura di massa (e spesso anche la popolarizzazione
delle storie dei romanzi che il cinema ha determinato) ha reso sapere
comune, quasi un patrimonio collettivo dell'immaginario, al punto che
se ne possa parlare anche quando il libro non si � letto; al punto che
a volte ci spinge a leggerlo. Ma soprattutto al punto che fatti,
personaggi, incontri, trasformazioni, scontri, minacce del romanzo,
divengono "vere". Non nel senso di empiricamente controllabili, ma che
assumono uno statuto di realt�, non dissimile da quello, inconsapevole
e basato sulla fiducia, che ci fa credere in Napoleone.
cfr Eco



Dunque se la narrazione come la intendeva Benjamin presupponeva la
capacit� di comunicare l'esperienza, il vissuto, lo spazio pubblico
del Gdl (che � un microcosmo delle tante possibilit� che stanno
davanti a un lettore) presuppone che l'esperienza venga sostituita con
questa esperienza vicaria, eppure meravigliosa che ci viene donata
dalla lettura. Quindi i fatti dentro il romanzo divengono la nostra
esperienza (ovviamente solo in parte, altrimenti saremmo tutti pazzi).



A questo si aggiunge, in maniera inseparabile, l'altra esperienza,
quella propria dell'atto del leggere (questa dunque non vicaria) che
contribuisce a dettare il discorso pubblico del Gdl, i cui strati, le
vie di fuga, le porte aperte e chiuse, i giudizi che porta con s�,
sono immancabilmente il frutto delle _due esperienze_ . Come dimostra
il fatto, per esempio, che giudizi e analisi siano senza sorpresa
dedicati, come se si vivesse _dentro_ il romanzo, alla statura morale
o anche all'antipatia di un personaggio, trattato come se fosse una
persona che si incontra ogni mattina sotto casa; e che queste analisi
coesistano con naturalezza nello stesso lettore con analisi, appunto,
da lettore, quindi _esterne_ al romanzo.



Lo spazio pubblico che pensiamo sia il Gdl, assume dunque contorni un
po' pi� precisi, e possiamo provare a definirlo con alcuni tratti:


.:: livelli, modi, tempi (il famoso "cosa legge il gdl") di lettura
differenti che coesistono a volte (quasi sempre) anche nelle stesse
persone oltre che nel gruppo


.:: la lettura che diventa discorso pubblico e viene trasmessa e
ritrasmessa come esperienza da condividere (nei due sensi che abbiamo
visto)


.::l'anacoluto: il parlato irrompe in un universo scritto per
definizione e irrompe con i suoi modi irriverenti, a volte incoerenti:
strappi, salti avanti, digressioni, cambio di piano, di statuto
teorico, interruzioni, ricominciare sempre da capo (cfr tracce,
introduzione pagina xxix)



.:::forza del gdl proprio in queste sovrapposizioni, girotondi,
cornici che si aggiungono a cornici, salti indietro: ricchezza,
compresenza di modi non tanto e solo di punti di vista



.:::un campionario di alcune possibili letture e livelli di lettura;
modelli spontanei: nichiliste, distruttive, di identificazione ocn i
personaggi, con l'autore modello, di sfida all'autore modello e a
quello empirico; il rifiuto di diventare lettore modello, soprattutto.
cfr?



.:::di qui anche la difficolt� tecnica e psicologica di una scrittura
di quanto dice il gdl: come se il discorso fosse quasi irriducibile a
una scrittura che tende a escludere proprio l'anacoluto ecc.
cfr la scaletta di bianca verri



.:::un momento "d'equilibrio" nel quale il discorso rivela alcuni
tratti di _tutte le letture che sono state fatte di quel libro_ cfr
manguel su kafka



.::come e cosa sceglie di leggere il gdl: il metodo di scelta decisivo
per la coesione; per la natura di vero gdl e non di consiglio di
lettura.


narratori a cologno: cosa dice walter benjamin

In occasione della grande giornata (notte) dedicata alla narrazione orale:"Voci leggere di notte", riprendiamo alcune note relative a quanto scritto da Walter Benjamin sul tema del narratore.




Walter Benjamin, Il Narratore. Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov. Il saggio � in Angelus Novus, Einaudi. Il numero di pagina si riferisce all'edizione nella collana Nuova Universale Einaudi.



walter benjamin



Diviso in 19 capitoletti, il saggio di Benjamin, prende il via dalla constatazione che "l'arte del narrare si avvia al tramonto".

[...] E' come se fossimo privati di una facolt� che sembrava inalienabile la pi� certa e sicura di tutte: la capacit� di scambiare esperienze. � p. 248 -



[...] L'esperienza che passa di bocca in bocca � la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori. E fra quelli che hanno messo per iscritto le loro storie, i pi� grandi sono proprio quelli la cui scrittura si distingue meno dalla voce degli infiniti narratori anonimi. � p. 248 -



[...] "Chi viaggia ha molto da raccontare" dice il detto popolare, e concepisce il narratore come quello che viene da lontano. Ma altrettanto volentieri si ascolta colui che, vivendo onestamente, � rimasto nella sua terra, e ne conosce le storie e le tradizioni. - p. 248




L'informazione, dice Benjamin, si oppone alla narrazione in modo estraneo e pericoloso. [...] l'informazione h ala pretesa di poter essere controllata immediatamente Dove anzitutto essa vuole essere intelligibile di per s� e alla portata di tutti. Essa spesso non � pi� esatta di quanto lo fossero le notizie dei secoli passati. Ma mentre esse attingevano volentieri al meraviglioso, � indispensabile, per l'informazione, apparire plausibile. E in questo si rivela inconciliabile allo spirito del racconto. - p. 253

13.9.04

perch� leggiamo storie di finzione?

Nella raccolta di teorie e pensieri sul "Perch� leggiamo storie di finzione", ecco un altro passo da Umberto Eco:



[...]
Ma passeggiare in un mondo narrativo ha la stessa funzione che riveste per il gioco per un bambino. I bambini giocano, con bambole, cavallucci di legno o aquiloni, per familiarizzarsi con le leggi fisiche e con le azioni che un giorno dovranno compiere sul serio. Parimenti, leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensit� delle cose che sono accadute e accadono e accadranno nel mondo reale. Leggendo romanzi sfuggiamo all'angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale.



Umberto Eco, Sei paseggiate nei boschi narrativi (Passeggiata n. 4, "I boschi possibili") Bompiani 1994



Le ultime riflessioni sul tema pubblicate sul blog sono:



- Perch� leggiamo? il brivido del destino


- Finction, falsificazione, romanzi e racconti [e il perch� li leggiamo] "Perch� la vita non racconta storie"


- Perch� ci piacciono tanto le storie di finzione?


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8.9.04

il gdl dopo le vacanze: letture sui gruppi di lettura!

L.F.




Solo una breve segnalazione riguardante due libri (molto diversi tra
loro) che mi sembrano significativi di un nuovo interesse verso le
esperienze dei gruppi di lettura.

Del primo ha gi� parlato Luigi sul sito il 13.7: si tratta di "Leggere
Lolita a Teheran"
(Adelphi, 18�) della scrittrice iraniana Azar Nafisi (dal
'97 emigrata negli Usa). Mentre fuori imperversano il delirio e il
proibizionismo culturale, nel salotto di Azar, dove sette studentesse
si ritrovano a parlare di libri e letteratura, rivive l'Islam femminile
di Sherazad e delle Mille e una notte.




Il secondo � "La biblioteca dei miei sogni" (Salani, 13�) della
scrittrice inglese Julie Highmore. Il romanzo � interamente ambientato
all'interno, o meglio, ai margini di un gruppo di lettura promosso da
una biblioteca
, e segue con colpi e contraccolpi di scena le vicende
cultural-sentimentali (soprattutto sentimentali) dei loro membri. Si
tratta di un romanzo "leggero", ma molto indicativo della realt� dei
gruppi di lettura in Inghilterra e Usa.

A breve vi confermeremo la data per il prossimo incontro
post-vacanzifero del nostro GdL. Potrebbe tenersi verso la seconda met�
o fine-mese, compatibilmente con l'appuntamento della Maratona del 25
per cui siete tutti impegnati e invitati. Avete letto o riletto Anna Karenina? Io quest'estate non ce
l'ho fatta, e quindi salter� un giro, ma ci sar� per ascoltare le
testimonianze e risultanze del primo dei nostri affondi tra i classici.



A presto



L.F.

Biblioteca Civica di Cologno Monzese

7.9.04

uscire dalla paura di avere paura

Messaggio di Vera



"da L'epoca delle passioni tristi di Miguel Benasayag; G�rard Schmit , Feltrinelli 2004, pag. 127, 129



"le riflessioni e le ipotesi che abbiamo proposto non hanno evidentemente niente a che vedere con un trattato, ma sono un invito, l'inizio di un cammino che desideriamo condividere con tutti quelli che non si rassegnano alla tristezza dominante nelle nostre società .

Le passioni tristi, l'impotenza e il fatalismo non mancano di un certo fascino. E' una tentazione farsi sedurre dal canto delle sirene della disperazione, assaporare l'attesa del peggio, lasciarsi avvolgere dalla notte apocalittiche, che dalla minaccia nucleare alla minaccia terroristica, cala come un manto a ricoprire ogni altra realtà.

E' a questo che ciascuno di noi deve resistere� creando. Infatti sappiamo bene che le passioni tristi sono una costruzione. Un modo di interpretare il reale, non il reale stesso. Non possono far altro che arretrare di fronte allo sviluppo di pratiche gioiose.

Certo, la nostra epoca scopre le falle del progetto della modernità(rendere l'uomo capace di cambiare tutto secondo il suo volere) e resta paralizzata di fronte alla perdita dell'onnipotenza. E' anche vero che il discorso sull'insicurezza, servito in tutte le salse, è diventato una sorta di "significante dominante" che vuol dire tutto perché, in fondo, non vuol dire niente....Bisogna però fare molta attenzione .Il discorso sulla sicurezza che giustifica la barbarie e l'egoismo, e che invita a rompere tutti i legami, assomiglia come una goccia d'acqua al discorso sullo "spazio vitale" tenuto nella Germania indebitata e disperata degli anni trenta. Quando una società in crisi aderisce massicciamente e in modo irriflesso a un discorso di tipo paranoico in cui non si parla d'altro se non della necessità di proteggersi o di sopravvivere, arriva il momento in cui tale società si sente "libera" dai principi e dai divieti "Cari concittadini, l'ora è grave... In nome degli ideali superiori tutto è permesso". La barbarie bussa alla porta.



I temi della sicurezza, delle condizioni della civiltà e della solidarietà, della protezione delle persone soprattutto dei più deboli ci interessano come clinici e come cittadini. Ma l'illusione dell'estirpazione radicale dell'insicurezza appartiene ancora all'utopia modernista dell'onnipotenza umana ,di cui non si può non constatare la sconfitta. Fronteggiare la crisi significa innanzitutto riconoscerla e accettarla per favorire l'emergere di nuovi miti e di nuovi valori. Come "clinici", non vogliamo che i nostri pazienti diventino "più forti " dei loro vicini perché non desideriamo che vivano in un mondo di bruti. Anzi lavoriamo con loro proprio per cercare di contrastarlo Non dobbiamo quindi accontentarci di far comprendere i problemi a livello razionale e intellettivo : significherebbe riconoscere la nostra impotenza . Possiamo cercare di superarla interrogandoci sui percorsi da intraprendere per andare verso la potenza e poi cercando di creare questi percorsi.

"Per evitare la trappola dei desideri velleitari ,dobbiamo sostenere i legami concreti che spingano le persone fuori dall'isolamento nel quale la società tende a rinchiuderli in nome degli ideali individualistici. Per questo pensiamo che la presa in carico psicoterapeutica parta dalla profonda necessità di creare dei legami. Dobbiamo però insistere sul fatto che non contrapponiamo all'individuo un istanza collettiva. Piuttosto opponiamo lo sviluppo della persona all'impotenza dell'uomo. Come possiamo evitare di fare del paziente un uomo isolato con i suoi problemi e accompagnarlo in quanto persona che esiste e si sviluppa nella sua molteplicità all'interno della molteplicità del mondo e delle situazioni? E dire molteplicità significa dire assunzione dei legami del comune - del comune con gli altri con l'ambiente e con sé stessi

In conclusione per condurre a buon fine il lavoro clinico e psicosociale, per uscire dalla cultura del malessere e della disperazione,� un po' di coraggio! E' il cammino da scegliere perché accompagna i nostri pazienti verso una dimensione di fragilità ,in cui l'immaginario brutale che divide il forte e il debole non vale più ,e in cui va riconosciuta e assunta questa realtà ontologica: siamo salpati tutti nella stessa barca e , nella tempesta nessuno può salvarsi da solo. E' il cammino che abbiamo imboccato e di cui vogliamo condividere la costruzione. questo è il nostro invito."

Il brano tratto da questo volume interessante di due psicoterapeuti che lavorano nel campo delle psicopatologie giovanili.



mi è sembrato questo brano un invito attuale a una riflessione "propositiva" e non convenzionale per cercare di uscire da questa crisi di impotenza che attanaglia me e credo molti di noi , Si può uscire dalla "paura di avere paura"?



Vera


5.9.04

voci leggere di notte - Maratona di racconti di lettura

Ci siamo quasi. Sar� quella fra sabato 25 settembre e domenica 26 la notte dei racconti a Cologno Monzese (Cineteatro di Via Volta, MM 2, fermata Cologno Centro).

Decine di persone, lettori che diventano narratori, oltre ad alcuni �narratori professionisti�, si alterneranno sul palco, dalle 18,15 alle 6 del mattino, per raccontare una storia. Una storia che deriva da una lettura ma che diventer� racconto orale. Il testo rimarr� sottinteso.


Il tema di fondo di questi racconti saranno le storie di migrazione: quindi sentiremo storie di viaggi, di emozioni, di traversate, di identit� negate ma anche ricostruite, trasformate; di metaformosi, di grandi e piccoli cambiamenti.



�Narrare agli altri�, spiegano gli organizzatori (Biblioteca civica di Cologno Monzese; direziona artistica di Roberto Anglisani), �ci fa entrare col corpo nella lettura, la rende materia viva che passa di voce in voce diventando coro�.



Ehm, naturalmente fra i lettori che raccontano ci sar� anche una rappresentanza del nostro Gruppo di lettura

gruppodilettura@gmail.com
INCONTRO NAZIONALE
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30 settembre Arco di Trento

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