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IL BLOG DEL GRUPPO DI LETTURA HA CAMBIATO CASA; IL NUOVO INDIRIZZO è http://gruppodilettura.wordpress.com/

31.8.05

Un lettore alle prese con W.G. Sebald, Austerlitz, vecchia conoscenza del gruppo di lettura - da flickr


Austerlitz - F G Sebald
Originally uploaded by brightfield.

Continua la caccia quotidiana a immagini che raccontino la lettura nel mondo: naturalmente su Flickr

narrazione orale, lettura, un articolo di Mario Vargas Llosa - segnalato da Adele S.


Reading
Originally uploaded by Klaus RM.
prima di tutto ben trovati e come al solito con argomenti intorno alla lettura sempre cosi' interessanti. A tal proposito vi segnalo un articolo che ho teste' letto su Stampa Web, il sito del quotidiano torinese. E' di Mario Vargas LLosa e si intitola" l'incantatore di libri": Parla proprio di una sua esperienza personale di trasposizione orale di un suo proprio libro. Credo sia pertinente e anche interessante per le vostre tematiche che in questo momento avete sul tappeto. Saluti Adele

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L’incantatore di libri
In California i sortilegi d’un modesto conduttore di programmi radio

DA quando ho iniziato a pubblicare libri mi hanno fatto> decine, forse centinaia di interviste, e di nessuna ho conservato alcun ricordo. Eccetto una, che con il trascorrere del tempo ha assunto proporzioni mitiche nella mia memoria. Tutto accadde una ventina di anni fa, nel corso di un folle viaggio di dieci giorni per gli Stati Uniti, in occasione della presentazione di uno dei miei romanzi in inglese. Passavo da una città all'altra con voli che duravano a volte quattro o cinque ore e in ogni luogo ero sottoposto a una vertiginosa serie di conferenze stampa, dialoghi, autografi, conversazioni, pranzi e cene che alla notte mi facevano crollare sul letto, non addormentato, ma privo di sensi per appena tre o quattro ore di sogni angosciosi e inquietanti. Tuttavia le ventiquattro ore che trascorsi a Los Angeles giustificarono quel viaggio nel quale stavo quasi per rimetterci le penne. Cominciò all'alba, quando la persona incaricata di accompagnarmi per gli impegni del giorno venne a prendermi all'hotel per portarmi in un college in un sobborgo di neri della città, dove, mi spiegò, si era dovuto «rifugiare» il direttore del programma della radio che mi avrebbe intervistato. Si chiamava Il divoratore di libri (da non confondere con la «tarma», per favore). «I programmi dedicati alla letteratura hanno una vita difficile in questo paese», precisò.

Poi aggiunse che, nonostante la sua misera apparenza, Il divoratore di libri era seguito in tutta la California dalle persone che frequentavano librerie e acquistavano libri. E che era un vero privilegio partecipare a questo programma perché il suo conduttore era molto «discriminatorio» (parola che in inglese è un elogio). Sì, il locale non poteva essere più miserabile. Un piccolo capannone scuro, in un angolo sperduto di un college di terza o quarta categoria, diviso da un vetro sporco a un lato del quale si trovava il tecnico con la sua attrezzatura di registrazione e, dall'altro, il «divoratore» in persona, seduto su una sedia da invalido. Si trattava di un uomo giovane, ben messo e che, nonostante la sua limitazione fisica, si muoveva con disinvoltura. Sembrava molto serio. Mi sistemai come potevo al suo fianco e mi spiegò che il programma, della durata di un'ora, consisteva in una prima mezz'ora in cui lui «avrebbe raccontato» il mio libro agli ascoltatori, illustrando il racconto con alcune letture e che, nella seconda metà, avremmo conversato.

Non appena cominciò a parlare rimasi colpito da quello che diceva e, quasi immediatamente, conquistato. Avevo l'impressione che parlasse di un libro estraneo, ma non perché tradisse minimamente la mia storia, ma perché la sua sintesi al contrario la valorizzava, depurandola e riducendola all'essenziale. Non faceva la benché minima critica, non dava alcuna opinione personale, si limitava a «raccontare» il romanzo con una neutralità assoluta, scomparendo dietro i personaggi e la storia, sostituendoli in certo modo, con una destrezza assoluta e con piccoli ma efficaci effetti - pause, enfasi, cambi di tono - che arricchivano straordinariamente quello che raccontava. Non solo aveva letto il libro in modo esauriente; aveva selezionato con tanta accuratezza i frammenti che mi fece leggere che questi, mentre illustravano con grande precisione il suo racconto, lasciavano nell'ascoltatore una curiosità affannosa su quello che succedeva dopo. Il dialogo fu per me sorprendente come la prima parte del programma.

Le sue domande non cadevano negli inevitabili luoghi comuni né si allontanavano minimamente dal libro oggetto di quell'incontro. Anzi, mi obbligavano a tornare all'epoca in cui per la prima volta ebbi l'idea di quella storia, a ricordare le esperienze che me l'avevano suggerita, e, poi, il processo in cui la plasmai in parole, le letture, gli avvenimenti, le memorie di cui mi ero servito al momento di scriverla e, infine, a rivelare quelle intimità più segrete che, come accade quasi sempre quando uno scrive un romanzo, emergevano, attratte misteriosamente dall'immaginazione per irrigarlo, per dare una parvenza di vita ai fantasmi. Quando terminammo mi complimentai, lo ringraziai, gli dissi che con lui avevo imparato molto su di me, e che era un favoloso narratore di storie. Rimase un poco intimidito dal mio entusiasmo.

Era un uomo modesto, che, a quanto pare, non aveva la minima consapevolezza della sua genialità. Con il suo programma credeva di non fare altro che soddisfare la sua passione di lettore e guadagnarsi a fatica il pane, cercando di contagiare i suoi ascoltatori con l'appetito per la letteratura. Ma la verità è che Il divoratore di libri era molto di più di questo. Una variante contemporanea dell'antichissima tradizione dei cantastorie, i remoti precursori degli scrittori, quei giullari che dalla notte dei tempi hanno accompagnato il cammino della storia vera aggiungendole una storia finta, inventata, mentitrice, indispensabile per rendere più grata, o meno ingrata, la vita degli esseri umani.

Solo che, «il divoratore» della mia storia - è una vergogna che non ricordi il suo nome, o, forse, non l'ho mai saputo -, invece di inventare storie, le adattava, prendendole dai libri che gli piacevano e trasformandole in storie orali, come quelle che narravano le streghe davanti al fuoco o che ancora raccontano, nei paesi antichi, come l'Irlanda o le tribù indigene del Canada, degli Stati Uniti, del Messico, del Guatemala o delle Ande, i giullari ambulanti. A mala pena potei conversare con lui, perché la mia implacabile guida mi trascinò immediatamente al secondo appuntamento della mattina. Nell'auto che ci riportava nel centro di Los Angeles le dissi che il programma del «divoratore» mi era sembrato straordinario. «Certo, commentò, è importante parteciparvi. Ma si tratta di una persona molto difficile. Molto indipendente. Parla di libri solo quando gli piacciono. E per principio, rifiuta tutti i best seller, senza leggerli».

Pensai che con tale politica, il mio stimato «divoratore» sarebbe morto di fame o presto avrebbe perso il suo programma. Non fu così. Parecchi anni dopo, a New York, lo incontrai di nuovo, sempre di fronte a un microfono, questa volta in uno studio fresco ed elegante di Manhattan. In quell'arco di tempo, Il divoratore di libri aveva fatto un salto spettacolare. In quel momento, non solo si ascoltava in California, ma anche in tutti gli Stati Uniti, dove un gran numero di emittenti lo aveva adottato. Ma né il formato, né il rigore e l'originalità con cui il suo conduttore presentava il programma avevano subito innovazioni. Il «divoratore» continuava a raccontare i libri che commentava con la stessa accattivante perizia che ricordavo e sottoponendo l'autore a un interrogatorio appassionante, a una vera catarsi creativa.

Ma torniamo a Los Angeles, a quel magnifico e indimenticabile giorno. Ho dimenticato cosa feci quella mattina e quella notte, ma sono certo che dovetti rispondere a molte domande sul «realismo magico», la «responsabilità sociale dello scrittore» e cose analoghe. Ma ricordo bene che al tramonto firmai diversi libri in una libreria di Westwood, il cui proprietario, un californiano di origine tedesca, mi invitò a cena. Cercai di sottrarmi, perché ero stanchissimo, ma lui insistette e mi rallegro che lo abbia fatto poiché fu una delle cene più istruttive e feconde che possa ricordare. Grazie ad essa fui travolto da una passione per Mahler che mi accompagnerà fino alla morte.

Il libraio in questione era un appassionato di musica classica e durante tutta la cena, con una veemenza inaspettata e un'enciclopedica conoscenza, mi parlò delle dieci sinfonie del musicista austriaco, comparando le sue strutture con quelle dei grandi romanzi, da Thomas Mann a Proust, da Dos Passos a Faulkner, sinfonie nelle quali, diceva, fischiando o canticchiando improvvisamente certi motivi, il trattamento del tempo era così inventivo come lo è nelle grandi opere della letteratura. Conosceva tutti i minimi dettagli della gestazione di queste sinfonie e ancora ricordo la notevole drammaticità con cui evocava -né più né meno come lo avrebbe fatto il «divoratore» della mattina - l'estate del 1910, nella quale Mahler, già ammalato di cuore, devastato dalla scoperta che Alma, sua moglie, lo tradiva con l'architetto Walter Gropius, e in seguito ad un viaggio in Olanda per consultare Sigmund Freud perché gli consigliasse come salvare il suo matrimonio, riuscì a comporre la Decima Sinfonia in appena un paio di mesi. Oltre a rappresentare canti alla morte, assicurava, il paradosso di tutte le sinfonie di Mahler è che la vita sboccia e zampilla e ci fa sentire quanto ricca, varia, intensa e profonda è quell'esistenza che perdiamo. Perché questo è Mahler: un'anticipazione atroce della nostalgia della vita che verrà con la morte.

Non so se la sua interpretazione di Mahler fosse corretta, ma non m'importa nulla. Per me, quello che disse fu contagioso come un virus mortale. Non appena possibile cominciai ad ascoltare Mahler con un orecchio e una mente straordinariamente sensibilizzati dalle sue parole, e a leggere biografie e testimonianze su di lui e persino a visitare i luoghi dove nacque, visse e compose. Che ingratitudine non ricordare il nome del "divoratore" né quello del libraio di Los Angeles. Ma, sebbene tardi e male, ringrazio entrambi per una giornata memorabile.

Copyright El Pais Internacional
Traduzione del Gruppo Logos

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28.8.05

Raccontare, anche qualcosa di non originale, e' un modo straordinario per esprimere se stessi - UMBERTO T.


self portrait, reading
Originally uploaded by heyoka.
Messaggio di Umberto T.

infatti un film basato su un'opera narrativa, quando è un film riuscito, è un'opera nuova, non è una traduzione. Potrà seguire con fedeltà l'intreccio, ma il risultato sarà un'opera nuova.
Benedetto Croce sosteneva che una traduzione può essere: fedele, e quindi brutta; bella, e quindi infedele.
Ci sono anche traduzioni che possono essere considerate un'opera nuova: pensate all'Iliade "di" Vincenzo Monti.
Credo che la forza estetica del romanzo (e di qualunque opera espressiva) si trovi nel suo stile, ovvero nella realizzazione attraverso la scrittura -o attraverso il disegno, le note musicali ecc- delle idee, della sensibilità dell'autore. L'arte sta proprio qui: nella capacità di realizzare pensieri, sentimenti, emozioni per mezzo di una "tecnica". Il risultato finale, partendo dai pensieri, emozioni ecc. espressi attraverso una tecnica, è lo stile. Certo, si può raccontare un romanzo, un film, un quadro, persino una sinfonia; il racconto sarà efficace se il narratore "adoprerà" l'oggetto del racconto per esprimere qualcosa di suo, qualcosa che, ovviamente, non sarà mai l'oggetto originale. Ma la ragione del raccontare non sta certo nel ripetere con esattezza scientifica un oggetto; se questo fosse lo scopo, sarebbe meglio che ognuno si leggesse il romanzo, si vedesse il film; la ragione del raccontare qualcosa, anche non originale, è un modo straordinario per esprimere se stessi, per comunicare se stessi. Raccontando qualcosa -che ci ha interessato, incuriosito, colpito- noi realizziamo noi stessi e "parliamo" agli altri.
Se invece privilegiamo la conoscenza del testo (romanzo, film ecc.), allora il racconto fornirà un'immagine limitata, insufficiente; la conoscenza del testo ha bisogno di una lettura critica, che riduca la soggettività del lettore e aumenti la possibilità di capire lo stile.
Umberto Tabarelli
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narrazione, i lettori e la loro visione del mondo - LUCA F

Accolgo e rilancio la provvida "provocazione" di Luigi.
Certamente l'operazione che siamo invitati a compiere con la "Maratona" è un'operazione riduzionistica e credo che siamo tutti consapevoli che la lettura ha dimensioni che vanno ben al di là di quello che si può dire o trasmettere in cinque minuti di racconto. Ma, appunto, lo scopo della Maratona non è certo quello di sostituire la lettura, l'"altra" lettura, quella lenta, distillata, approfondita, intensiva, digressiva, solitaria. Se fosse così (e può anche essere che alla fine in parte finisca ad essere così: il dibattito è aperto) avremmo clamorosamente fallito l'obbiettivo, come accade in alcune iniziative di "promozione" della lettura in cui la promozione è alternativa e sostituiva alla lettura vera e propria. In realtà ciò che ci si propone è di trasmettere, accendere, comunicare l'emozione che abbiamo provato leggendo. Consapevoli del rischio di semplificazione che corriamo, ma anche fiduciosi che altri capiscano lo spirito dell'iniziativa e corrano a leggere un libro che hanno scoperto, o riscoperto, attraverso la nostra testimonianza.
Io penso che la lettura sia un po' il "ponte" tra l'universo della comunicazione scritta e quello dell'oralità. Non intendiamo negare l'importanza né dell'uno né dell'altro, e nemmeno stabilire assurde gerarchie (come pure per lungo tempo è stato fatto e a tutto danno dell'oralità), ma metterli in relazione.
E poi c'è un altro obbiettivo della iniziativa che personalmente considero non meno rilevante: quello di dare visibilità (per carità, senza oscurare la potenza delle grandi centrali di comunicazione, chi lo potrebbe?) ai lettori, alla loro visione del mondo (di un mondo che si legge, che si vive anche leggendo e che leggendo si contribuisce a cambiare), alla loro "comunità". Mi piacerebbe che qualcuno cominciasse a rendersi conto che i lettori esistono, anche se spesso non si vedono, e cominciasse a pensare a loro non solo come consumatori o acquirenti (di libri cultura e merci), ma come soggetti creativi e portatori di diritti.

Luca Ferrieri
Biblioteca civica di Cologno Monzese

26.8.05

ancora sul romanzo penalizzato dalla riduzione a narrazione orale

La questione e': non è che finiamo con il rendere meno attraente la lettura?

Giusto per chiarire cosa intendessi dire nel precedente messaggio a proposito del romanzo che non puo' essere ridotto alla "semplice" concatenazione di eventi (la storia) per essere narrabile oralmente, se non penalizzandone la forza estetica, riporto alcune delle parole di Kundera (sono a pagina 168 e 169 de _Il Sipario_):


la bellezza di un romanzo [...] e' indissociabile dalla sua architettura; dico la bellezza perche' la composizione non e' una mera abilita' tecnica; reca in se' l'originalita' dello stile di un autore [...]; ed e' il marchio distintivo di ogni singolo romanzo.

[...]

Altri [romanzi] in virtu' della _story_ che contengono possono in apparenza essere raccontati e percio' adattati per il cinema, per la televisione, per il teatro, per i fumetti [potremmo agggiungere: per la narrazione orale]. [...] Per ricavare da un romanzo un'opera teatrale o in film bisogna anzitutto scomporre la sua composizione; ridurlo alla semplice story; rinunciare alla sua forma. Ma che cosa rimane di un'opera d'arte se l apriviamo della sua forma?

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la narrazione orale e' solo un pallido riflesso del romanzo. e' giusto affannarsi per portare quest'ultimo all'oralita'?

Ci avviciniamo alla maratona del racconto di Cologno Monzese e, a parte il fatto che ancora non ho deciso che cosa proverò a narrare e che continuo a giudicarlo un evento bellissimo e al quale BISOGNA ASSOLUTAMENTE PARTECIPARE, mi è tornata alla mente una pagina recentemente letta in Milan Kundera, _Il Sipario_ (una delle ultime letture del GDL) riguardo all'architettura del romanzo, la sua composizione e alla importanza assoluta che questa ha come specificità di questa arte.


Ora, viene da chiedersi, e' legittimo ridurre il romanzo alla "storia", dimenticando la composizione (potremmo usare anche il termine "discorso" anche se non coincidono) per poterlo narrare oralmente? O meglio, certo che è legittimo, ma non facciamo piu' danni alla lettura cosi' (sminuendone la portata e il piacere) di quanti vantaggi le procuriamo?

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24.8.05

MARATONA RACCONTI 2005 a Cologno Monzese, da Roberto Anglisani

_contro chi vorrebbe che la nostra vita fosse solo piena di sogni produttivi...

Innanzitutto_ Per chi è interessato a partecipare:

Roberto Anglisani, sara' disponibile in Settembre nei giorni 8 /13/ 15 /19 / 20 dalle 16.30 alle 19.30 e dalle 20.30 alle 23.00 presso laVilla Casati sede della Biblioteca Comunale a Cologno MOnzese ad ascoltare i vostri racconti, per dare qualche consiglio ai meno esperti e tranquillizzarli e per conoscere tutti i racconti e poter creare meglio la scaletta della serata.


Cari amici (Maratoneti), la notte tra il 24 e il 25
Settembre, si svolgerà la 2° Maratona di Racconti di Cologno Monzese. So che molti di voi hanno già ricevuto la comunicazione ufficiale e l'invito da parte della Biblioteca, ma io volevo invitarvi personalmente a partecipare ancora a questo appuntamento.
La Maratona è un evento atipico, per questo ho accettato di occuparmi
della direzione artistica, perché la Maratona appartiene alla categoria dei sogni, e partecipare ad un evento appartenente a questa categoria è oggi una azione vitale, è un grido di protesta, è una ribellione contro chi vorrebbe che la nostra vita fosse piena solo di sogni produttivi,
invece questo è un sogno inutile, non ha nessuna finalità se non quella di ritrovarsi una notte insieme, per tutta la notte, a raccontarsi un
pezzetto di libro emozionante, un momento della mia vita in cui ho quasi
pianto, oppure ho stretto le mascelle per la rabbia, leggendo un libro.
Ecco io decido che quel momento adesso lo voglio condividere con altri, e
voglio ascoltare altri che hanno vissuto la stessa esperienza, e per
farlo voglio prendermi tutta una notte.
E al mattino tornare a casa con la consapevolezza che oltre me ci sono
altri esseri umani che vogliono continuare ad emozionarsi per le vicende
degli esseri umani, che vogliono continuare a credere che raccontare le
proprie emozioni sia un modo per non perdersi in questo tempo a volte così
buio.
"Add'à passà a nuttata" così recitava un pezzo di Eduardo De Filippo, io
vi invito un'altra volta a passarla insieme questa nottata, a tenerci per
le parole, a scambiarci i racconti come in un rito propiziatorio di inizio
anno, per affrontare meglio l'inverno.
Per questo vi ricordo che non abbiamo bisogno di grandi pezzi teatrali,
che questo non è un festival, che nessuno comprerà niente, e perciò non
siamo costretti a vendere ma a regalare.
Accogliamo con gioia la partecipazione di chi ha fatto della parola un
arte, perché sappiamo che grazie alle loro abilità saranno più capaci di
emozionarci, ma chiediamo che ognuno, tutti, tutti, portino il proprio
stupore per la vicenda umana presente in un piccolo racconto e che sia
proprio questo stupore ad essere condiviso con gli altri.
Quest'anno l'iniziativa non è più sostenuta da un progetto economico a
carattere Europeo, sebbene tutti i paesi Europei che avevano partecipato
l'anno scorso continuino ad essere presenti, sono diminuite moltissimo le
risorse economiche.

Quindi non potremo pagare rimborsi, e dovremo attivare una rete di
ospitalità nelle nostre case private
,nonostante ciò vogliamo che questo
diventi un appuntamento fisso dove ritrovarci ogni anno a Settembre, una
festa, un momento particolare da passare insieme con il piacere di farlo.
Per alleggerire, e dare più ritmo alla nottata, abbiamo pensato di ridurre
a 5/6 minuti il tempo a disposizione di ogni raccontatore, così avremo
pezzi di racconto che saranno molto intensi e atmosfere che cambieranno
continuamente.

IMPORTANTE!!!
Io, Roberto Anglisani, sarò disponibile in Settembre nei giorni
8 /13/ 15 /19 / 20 dalle 16.30 alle 19.30 e dalle 20.30 alle 23.00
presso laVilla Casati sede della Biblioteca Comunale
ad ascoltare i vostri racconti, per dare qualche consiglio ai meno esperti e tranquillizzarli e per
conoscere tutti i racconti e poter creare meglio la scaletta della
serata.


In ultimo ringraziandovi, voglio chiedervi un grosso favore :
COMUNICATECI AL PIU' PRESTO LA VOSTRA ADESIONE E IN QUALE DELLE DATE SOPRA
SEGNATE SIETE DISPONIBILI PER FARCI ASCOLTARE IL VOSTRO RACCONTO.
COMUNICATECI ANCHE TUTTI I TIPI DI PROBLEMI ORGANIZZATIVI O LOGISTICI CHE
VI IMPEDISCONO DI PARTECIPARE, IN MODO CHE NOI, SE POSSIBILE, CERCHEREMO
DI AIUTARVI.


Spero di vedervi ancora tutti il 24 Settembre 2005 alla Maratona.
Per ora grazie davvero, un abbraccio, Roberto Anglisani.


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Lettura sulla metro Rer b, a Parigi


biblioteca virtuale, mybookyourbook, iniziativa interessante

Date un'occhiata a questo sito inglese: l'idea e' che i libri che ciascuno vuole rendere "prestabili" ad altri entrino nel database del sito e formino una grande biblioteca di prestito virtuale.
Welcome to MyBookYourBook.co.uk: "Welcome to mybookyourbook - the website created for the book lover.

4.8.05

LE PROSSIME RIUNIONI DEL GRUPPO DI LETTURA

Dunque, il prossimo incontro del Gruppo di lettura di Cologno si terra' quasi sicuramente il 6 settembre (e' un martedi'), tema: _Leggere Lolita a Teheran. Il 15 settembre, invece, ci dovrebbe essere un'altra riunione, tema: _scegliere i libri in base a un percorso tematico_?. Per un po' il blog va in vacanza (si' lo so, una vacanza gia' se l'era presa in giugno) Ci si ritrova a fine agosto. Ciao ciao a tutti i lettori


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2.8.05

Leggere Lolita a Teheran...in Arizona (da Flickr)


Self-portrait, reading, 7/31/05
Originally uploaded by gwilmore.
Questo signore in Arizona si e' scattato una foto mentre legge _Leggere Lolita a Teheran_ di Azar Nafisi. Proprio il libro attualmente nelle mani dei Gdellisti di Cologno. Nelle sue foto su Flickr il signore si dimostra un grande lettore di letteratura, con una particolare attenzione per quella italiana

1.8.05

LEGGETE LEGGENDARIA - messaggio di Bianca V., Gruppo di lettura di Cervia

Troverete un angolo, un brandello di tempo da dedicare ad una grande rivista che celebra in modo sontuoso il suo 50° numero dedicandolo tutto alla lettura e alla scrittura: spero di sì. Ecco: Leggendaria ( giugno 2005 ), vivamente raccomandato. Rende conto, tra l'altro, delle risposte di 200 lettrici a cui era stato chiesto di parlare del libro che aveva loro cambiato la vita. Il fascicolo è illustrato dai disegni di Michela Petoletti che ritrae tipe buffe che leggono nelle situazioni più improbabili eppure così quotidiane: ci assomigliano, sono "tipidalibro" come i lettori dei nostri GdL. Date un'occhiata a www.michelapetoletti.it

gruppodilettura@gmail.com
INCONTRO NAZIONALE
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