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IL BLOG DEL GRUPPO DI LETTURA HA CAMBIATO CASA; IL NUOVO INDIRIZZO è http://gruppodilettura.wordpress.com/

27.4.06

Alan Ford, un grandissimo, uno dei nostri più amati. Vero?


Cito ancora Repubblica: questa volta per la scelta di ripubblicare alcuni albi storici di Alan Ford. Sempre a proposito di storie: per me, negli anni settanta, nei miei teens insomma, Alan ha avuto un ruolo essenziale di introduzione alla narrativa! Sì proprio così! Fino a quando ho letto Oblomov ed è cambiata la prospettiva. Però Alan Ford è rimasto sempre un riferimento assoluto.
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I racconti


Transport, originally uploaded by David Wyman.

Periodicamente qualcuno riscopre i racconti. Oggi il sito di Repubblica ci dice che sono di nuovo molto amati visto che un sacco di raccolte escono in questo periodo in libreria. Io li amo da sempre, quindi sono contento. Hemingway, Carver e il sublime Cechov le mie prime scelte!
_Luiginter

Bruce Springsteen, We Shall Overcome. The Seeger Sessions - Grazie Bruce!!

E' bellissimo il nuovo disco di Bruce. Bellissimo. Come sempre è un disco anche da leggere, o ancora di più da farsi raccontare dalla sua fantastica voce.


seeger01c, originally uploaded by Rob Woodbridge.


In fondo, noi leggiamo soprattutto - quasi sempre - alla ricerca di storie. E questo We Shall Overcome. The Seeger Sessions, è pieno di storie. Di quell'America che tanti di noi hanno amato e amano.
Quella lontana lontanissima da Bush, dalle multinazionali. L'America del sindacalismo radicale, della cultura popolare, degli hobos, della grande musica. L'America del folk, del jazz; L'America di Woody Guthrie e Lead Belly. E ovviamente del grande Pete Seeger, al quale il disco è dedicato. Grazie Bruce!
Qui si possono ascoltare un po' di Mp3 dal disco.
Cliccando sulla freccia blu si può invece sentire direttamente una delle canzoni del disco, Jesse James
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26.4.06

Maratona dei racconti di lettura, edizione 2006, a Cologno Monzese

- MARATONA DEI RACCONTI DI LETTURA EDIZIONE 2006. Anche quest'anno la Biblioteca organizza la "notte delle letture viventi". Il tema di questo anno sarà : Le citta' degli uomini, racconti e storie di uomini e animali nella "natura" metropolitana. Per prepararsi all'evento chi e' interessato a presentare una sua lettura-narrazione potra' partecipare alla giornata di formazione che il direttore artistico Roberto Anglisani terra' il 6 maggio dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17,30 presso la sala conferenze di Via Milano, 3 a Cologno M.se vicino alla fermata della Metropolitana di Cologno centro.
La giornata e' gratuita ma i partecipanti dovranno impegnarsi a contribuire alla maratona con una propria narrazione. Ogni "contalettore" dovra' presentarsi con un'idea abbastanza precisa del proprio racconto o almeno del libro da cui e' tratto. Per maggiori informazioni potrete consultare il sito della biblioteca, ove e' visibile il materiale relativo alla maratona dell'anno scorso, e ove tra breve sara' allestita la pagina relativa all'edizione 2006, oppure telefonare alla biblioteca 02-25308317/367/374 o scrivere a biblioteca@comune.colognomonzese.mi.it.

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La costituzione illustrata. Il patto degli uomini liberi. In biblioteca a Cologno Monzese

- LA COSTITUZIONE ILLUSTRATA. Il patto degli uomini liberi. Un ciclo di incontri per informare, discutere e riflettere sugli aspetti piu\' importanti della nostra Carta costituzionale. Il primo incontro si terra' 4 maggio alle ore 21.00 nella Sala Pertini di Villa Casati e avra\' come argomento il "principio lavorista" che ispira l'articolo 1 della Costituzione e la situazione attuale del mondo del lavoro. Saranno presenti Antonio Pizzinato, sindacalista ed ex senatore, Sergio Bologna, studioso di relazioni industriali e l\'avvocato Marco Dal Toso del Comitato di difesa della Costituzione. Il programma completo degli incontri si puo' ritirare in biblioteca e sara' presto consultabile anche sul sito www.biblioteca.colognomonzese.mi.it Qui sara' anche allestito, in occasione degli incontri, uno spazio online in cui un 'esperta - l'avv. Alessandra Roman Tomat - rispondera' a quesiti "costituzionali" posti dai naviganti, e in cui sara' anche possibile rivolgere domande ai relatori.

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Pasolini, ancora una nota - di Mauro A.

Noto con piacere che il Gdl si è occupato di Pasolini. Già nel 1994 in un gruppo di lettura sulla storia italiana (che esaminava in particolare un testo di Paul Ginsborg, altro autore "visitato" dal Gdl) era stato suggerito da un acuto partecipante il contributo dello scrittore friulano e in particolare delle Letttere Luterane.
Allora le pagine di PPP sullo "sviluppo senza progresso" quale chiave di lettura irrinunciabile per capire il nostro paese ci erano apparse insieme lucidissime e profetiche.
Le ripropongo (molto parzialmente) qui come contributo alla discussione su un autore che ha certamente assunto posizioni anche discutibili ma che, a mio parere, resta sul tema specifico della atipica modernizzazione italiana, insuperato.

"Per esempio: i beni superflui in quantità enorme, ecco qualcosa di assolutamente nuovo rispetto a tutta la storia italiana, fatta di puro pane e miseria. Aver governato male, significa dunque non aver saputo far sì che i beni superflui fossero un fatto (come oggettivamente dovrebbe essere) positivo: ma che, al contrario, fossero un fatto corruttore, di selvaggia distruzione di valori, di deterioramento antropologico, ecologico, civile" (Lettere luterane, Einaudi 1976, pag.119)

e ancora dalle Interviste corsare ( a cura di M.Gallinucci, Atlantide editoriale, 1995, pag. 256) :" Io voglio far coincidere sviluppo e progresso, è lì il punto".

a rivederci presto mauro a.

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13.4.06

Fiera del libro di Torino: l'avventura; catturare i giovani alla lettura; il Portogallo e il Brasile i paesi ospiti

"Avventura", è il tema della diciannovesima edizione della fiera del libro di Torino (dal 4 all'8 maggio). Tra le novità di quest'anno uno spazio dedicato ai giovani: oltre 500 metri quadrati pensati per adolescenti: arredamenti, poster, divani. Per farli sentire a casa propria e farli gettare senza reticenze nel mondo del libro: almeno nelle intenzioni dei responsabili della Fiera Ernesto Ferrero e Rolando Picchioni.

In questo spazio ci saranno incontri, laboratori, reading per il juke-box letterario. I temi: l' eroe, quello della mitologia e del quotidiano, il supereroe dei fumetti, l' eroe viandante dedito al cammino interiore, l' eroe sportivo ma anche l' antieroe ''quello che siamo tutti noi tutti i giorni'', come ha detto Ferrero.

Gli ospiti che invece parleranno a tutti delle loro particolari avventure saranno: inviati speciali come Ettore Mo, viaggiatori come Carla Perrotti, Folco Quilici, Mauro Corona, scienziati come Margherita Hack, fisici come Carlo Bernardini, scrittori come Claudio Magris, Gabriele Romagnoli, Giorgio Ficara. Cristina Comencini, Davide Ferrario e Paolo Virzì parleranno delle loro avventure cinematografiche.

I paesi ospiti di quest' anno saranno il Portogallo e il Brasile. Dovrebbero dunque arrivare, tra gli altri, Jose' Saramago, Mia Couto, Miguel Sousa Tavares, la mozambicana Paolina Chizane, Joao de Melo, il saggista Eduardo Lourenco. E ancora Paulo Coelho e Gilberto Gil, cantautore, scrittore e ministro della Cultura in Brasile.

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Qualche info su Russell Banks



Segnalo, sul sito Zam una breve biografia di Russell Banks in italiano. Banks è uno degli autori che ci apprestiamo a leggere nel Gdl.
Qui invece il sito ufficiale di Banks, presso l'editore Harper Collins.
Su Ibs.it l'eelenco dei libri di Banks disponibili in italiano.

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Bobbie Reading


Bobbie Reading, originally uploaded by Aeioux.

My Uncle


My Uncle, originally uploaded by rcbryson.

12.4.06

Gruppo di lettura a Cologno: ora leggiamo Heinrich Boll e Russel Banks


Amiche e amici, vicin* e lontan*,
Terminata (anche se alcuni libri non si finiscono mai di leggere) la lettura di Pierpaolo Pasolini, di cui ieri sera ci siamo raccontati effetti, suggestioni, idee suscitate; serata nella quale non sono mancate anche critiche e giudizi severi su alcuni aspetti degli Scritti corsari e delle Lettere luterane. Tutti però abbiamo apprezzato il coraggio, la capacità quasi profetica di capire alcuni fenomeni epocali che si stavano manifestando in quei primi anni settanta e che Pasolini riusciva a descrivere e a mostrare.

Dopo qusta lettura dicevo, ora ci apprestiamo a leggere:
_Heinrich Boll, E non disse nemmeno una parola (la scheda su Ibs.it) - ne parleremo il 3 maggio, alle 21 a Cologno Monzese
_Russel Banks, Tormenta (la scheda dell'editore Einaudi) - ne parleremo il 1 giugno, alle 21
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11.4.06

stasera la riunione su Pierpaolo Pasolini

Alle nove in biblioteca a Cologno Monzese. Naturalmente sono invitati tutti gli interessati. Anche chi non ha letto i due libri (Scritti corsari; Lettere luterane)
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10.4.06

Pasolini, io sto con lui

In difesa di Pasolini
Sono d'accordo con molte delle cose che dice Luca a proposito di Pasolini. Eppure difendo Ppp e i suoi errori; perché i suoi meriti sono enormi.

Vanno considerate le circostanze in cui scriveva questi "saggi": sono articoli di giornale, non testi di sociologia o analisi storiche; si tratta di riflessioni quasi da antropologo della contemporaneità; dettate però da uno sguardo acuto ma parziale, ravvicinato sulla cose, sulle persone che vedeva e frequentava "qui e ora": persone che vivevano nel corpo, sulla pelle, la mutazione che in un decennio aveva cambiato il volto del paese. Ppp ne vedeva dunque i comportamenti e ne proiettava le conseguenze sul futuro.

Su molti temi Ppp si sbagliava. Era esagerato; vedeva solo alcune cose, ne ignorava colpevolmente altre. Vedeva tutto omologato anche quando (ancora) non lo era. Forse aveva una visione idealistica e estetizzante delle classi contadine e operaie del passato.
Aveva però il coraggio di cimentarsi su un terreno nuovo. E' vero che, come gli rimproveravano alcuni "amici", la sociologia da tempo aveva individuato gli effetti del consumo generalizzato sulle culture dei diversi ceti.

Ppp però lo vedeva e lo provava empiricamente, nel quotidiano e dal suo punto di vista, forse poco obiettivo: questa trasformazione sembrava avere una forza formidabile: esattamente quella che avrebbe avuto negli anni a venire e che probbailmente nessuno fra i suoi interlocutori avvertì, allora, in tutta la portata. Come dice Alfonso Berardinelli, questi interlocutori  anche quando avevano ragione, mostravano una "ragione stridula e stizzosa, oltre che conoscivamente inerte. Mentre Pasolini stava cercando di rivelare qualcosa di nuovo, loro non facevano che difendere nozioni acquisite".

Non entro nel merito, significherebbe dilungarsi troppo. Ripeto solo quanto detto in un'osservazione di qualche giorno fa (si legge qui): il decennio berlusconiano non mi pare un'involuzione imprevedibile: è cominciata ben prima, se ne vedevano i segni evidenti negli anni '80 e stava scritta - era una delle possibilità diciamo così, per non essere deterministi - in quella mutazione antropologica del "vissuto" degli italiani (edonismo consumista) degli anni '70, nei comportamenti che diventano ideologia, di cui parlava e soprattutto che vedeva Pasolini, quotidianamante. Ppp vedeva solo quelli, forse, ma solo lui ne ha intuito le conseguenze.

Infine, un accenno ai capelloni. Certo il giudizio di Pasolini è eccessivo e quasi stonato. Il giudizio, non il metodo: quella specie di semiologia dei corpi che permette di identificare le sottoculture, funziona, nelle linee essenziali, ancora oggi. Quando queste sottoculture si combinano perfettamente con il consumo come forme di espressione particolare, non uniformi, segmentata in gruppi diversi; che però esprimono una sostanziale (a parte casi molto ristretti e particolari) adesione - nei fatti - al vissuto come pratica di consumo.

ciao ciao

_luiginter

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incrociamo le dita!

:)

9.4.06

Pasolini, scritti corsari, appunti; un'estraneità di fondo- di Luca F.

Aggiungo anch'io alcune rapide osservazioni pasoliniane, forse un po' diverse dalle molto interessanti che mi hanno preceduto.
A mio modo di vedere la freschezza/lungimiranza delle prese di posizione di Pasolini è tale solo a fronte di un decennio (quello berlusconiano) di galoppante involuzione, culturale politica e morale. Pur apprezzando quindi la carica provocatoria e l'atteggiamento critico di Pasolini (soprattutto la sua corrosiva critica di ogni potere) continuo a sentire verso la sua saggistica una estraneità di fondo che riguarda soprattutto questi punti:
- la visione dualistica del mondo diviso in poveri/ricchi, senza molte altre articolazioni. Se oggi questa posizione può apparire profetica vista la polarizzazione del mondo e della società in una minoranza di paesi (e di persone) sempre più ricche e in una crescente maggioranza di persone (e paesi) sempre più poveri, in realtà non fornisce molti strumenti per capire, ad esempio, la proletarizzazione del lavoro intellettuale (uso un termine marxista come piacerebbe a Pasolini), la globalizzazione, la crescita degli integralismi, la sempre più dirompente frontiera tra guerra e pace, la necessità di "leggere il reddito" (e la redditività) non solo in termini economici ed economicistici;
- l'incomprensione di Pasolini verso il suo presente (il Sessantotto, considerato e liquidato come un movimento di "figli di papà", come sostiene ad esempio nella poesia sui fatti di Valle Giulia o nelle sue - alquanto "benpensanti" - affermazioni sui capelloni). Essa non produce necessariamente una miglior comprensione del futuro. Di fatto a un occhio pasoliniano risulterebbero, credo, incomprensibili, sia movimenti come quello degli studenti francesi contro il CPE, sia quello del free software contro le multinazionali del brevetto, ossia due significativi corni della protesta contro l''illibertà del presente;
- la posizione su violenza e nonviolenza. La rilettura di alcuni scritti corsari mi ha fatto capire come un certo tipo di concezione della nonviolenza (non "assoluta", non "ideologica", non "moralistica") quale quello incarnato da Pasolini e Pannella, abbia potuto portare alcune persone (ad esempio i radicali) a sostenere le guerre "umanitarie". Decisamente la nonviolenza di Pasolini non è quella di Capitini!

Ciò detto, trovo anch'io in Pasolini molte suggestioni utili. Ad esempio:
- lo scambio di ruoli tra rivoluzione e conservazioni (non necessariamente una rivoluzione è più "progressista" della conservazione);
- la critica del progresso (anche se certo Pasolini non è il solo ad averla esercitata; molti tra i suoi antagonisti intellettuali, come ad esempio Calvino e Fortini, ne sono stati altrettanto, anche se diversamente, fautori);
- la critica del consumismo (vedi le attuali sperimentazioni sulla "decrescita"; attenzione però ai rischi del monachesimo laico)
- l'analisi della famiglia (già ricordata da Luigi)
- la critica dell'edonismo (attenzione però che essa non sia, come qualche volta mi pare in Pasolini, l'espressione di un risentimento contro la felicità e il diritto alla felicità).

Fine dello sproloquio. Ciao a tutti e tutte

Luca F.

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7.4.06

Pace e buone letture


Peace Flag, originally uploaded by Iguana Jo.

Altri spunti di riflessione su Pasolini - di Antonio

Dovendo per forza ridurre gli argomenti in discussione essendo i due libri molto complessi e pieni di moltissimi spunti, mi soffermo su questi:
- Attualità degli scritti a 30 anni di distanza; non solo P., ma anche p.es. Fellini disse che la TV sarebbe stata il cancro del 2000.
- Dato per esistente il nuovo fascismo del periodo post bellico,c'era veramente la possibilità di evitarlo?
- E' condivisibile fino in fondo l'analisi negativa che P. fa a pag. 8 e segg. nelle "Lettere luterane"?
- E quella sulla Chiesa a pag.100-101 negli "Scritti corsari"?

Un saluto a tutti, Antonio

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Riflessioni dagli "Scritti Corsari" di P.P.Pasolini - Ilaria

Condividendo in pieno le vostre considerazioni sull’impressionante attualità e preveggenza delle parole di Pasolini, vorrei aggiungere una sua osservazione sull’irrealtà che i politici vivono, sulla loro distanza dai problemi reali e sulla loro totale chiusura mentale che in questi giorni di delirante “campagna elettorale” in particolare mi colpisce molto…purtroppo, oggi, mi pare non siano più solo i “democristiani” (o chi per essi) che incarnano questo atteggiamento, ma anche gran parte della sinistra…SIGH!
“Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trentanni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent’anni abitassero un universo concentrazionario: c’era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento spirava ancora dai loro corpi. I richiami di Fanfani all’ancien regime, pieni di ampollosa spregiudicatezza, erano talmente insinceri da rasentare il delirio,; i giovani descritti da Moro erano fantasmi quali possono essere immaginati solo dal fondo di una fossa di serpenti; il silenzio di Andreotti era intriso di un cereo sorriso di astuzia terribilmente insicura e ormai timida senza riparo…” (pag.135 “Scritti corsari”)
Potrei vedere al posto di Andreotti, Fanfani, Moro la maggior parte dei principali politici attuali…e quel che è peggio spalmati in tutti gli schieramenti politici! Con questo non voglio dire che non ci sia alcuna differenza tra destra e sinistra, ma che purtroppo questa differenza si sta assottigliando sempre di più. Tutto ciò è deprimente. Chissà cosa direbbe Pasolini oggi sulla situazione che viviamo, adesso che tutte le sue più terrificanti previsioni si sono avverate e non si può più tornare indietro.
Ilaria.
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6.4.06

Alberto Manguel, intervista

The morning news ha intervistato il grande *Alberto Manguel*.
Should "America" only include the United States? Does art criticism matter when it doesn't account for emotions? Our man in Boston talks to author Alberto Manguel about working with Borges and responding to paintings.
Un estratto:
What I would say is that most of the things I have written, with the exception of the novel—my second novel is going to come out—I am not a writer in that the impulse come from reading. I wrote a History of Reading because I wanted to know what it was I did. I wrote Reading Pictures because I wanted to extend that field. I have written a book of essays, Into the Looking Glass Wood, which was all about relationships between readers and writer's work, their books. So they are peculiar in that sense: They are simply explorations of an activity that very many people share. Being a writer is something different. You allow yourself to be a sort of lightning rod that conducts the electricity and you filter an inspiration that isn't entirely yours—it belongs somehow to the place you are in, the time you are in, and so on. And I don't know if I do that. I don't know if I have that kind of imagination. When I wrote the novel News from a Foreign Country, it came because I was trying to find an answer to a question, or rather, I was looking for a way of framing a question and I didn't know any other way to do it except to try and tell it as a story. And the new novel I have written, which will come out next year, is very short, 150 pages. And it's about the death of [Robert Louis] Stevenson. And that comes, again out of the impulse of a reader. Stevenson is one of my favorite authors. I feel he is like a friend. [laughs] And this was a way of talking about the death of a friend.
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luigi_g - Google Talk: luiginter@gmail.com

Orhan Pamuk, Istanbul - Libri novità

Orhan Pamuk, Istanbul - I ricordi e la città, Einaudi
Così il sito dell'editore:
Una delle più affascinanti città del mondo raccontata con la passione enciclopedica del collezionista, l'amore del figlio, il lirismo intenso del poeta.
Traduzione di Semsa Gezgin
Supercoralli
pp. 388 € 18,50

Leggete cosa ne dice *Alberto Manguel* sul Washington Post:
«Istanbul come malinconia condivisa, Istanbul come doppio, Istanbul come immagini in bianco e nero di edifici sbriciolati e di minareti fantasma, Istanbul come labirinto di strade osservate da alte finestre e balconi, Istanbul come invenzione degli stranieri, Istanbul come luogo di primi amori e ultimi riti: alla fine tutti questi tentativi di una definizione diventano Istanbul come autoritratto, Istanbul come Pamuk».
Alberto Manguel, The Washington Post

Ostia, Monumento a Pasolini


Ostia04, originally uploaded by bleuboy.

Pasolini: l'ideologia dell'edonismo consumista: dentro i corpi, da oltre trent'anni, sta il trionfo del caimano

Quasi un'ossessione per Pasolini: l'ideologia dell'edonismo consumista; il fattore di omologazione progressiva di ceti e soprattutto culture diverse. Un'ideologia del *vissuto*, dei corpi, dei comportamenti quotidiani, poco linguaggio verbale, al massimo verbosità. Un'ideologia che non permette più di distinguere un "fascista" da un "comunista".
L'ideologia che oggi vediamo e viviamo nella nostra pelle, che ha portato questo paese nelle mani di un banditore di aste televisive, di chi racconta il paese dei balocchi: che ha soltanto dovuto dire: io sono l'uomo che incarna  - e che con voi incarna sempre di più  -questo edonismo. Quando ha cominciato a dirlo, apertamente, quell'ideologia era già dentro i corpi e negli occhi, nelle vetrine, negli scaffali degli ipermercati, diffusa ovunque.
L'edonismo del consumo, dice Pasolini, è un'ideologia autosufficiente, che si autogiustifica. E che preordina. "Omologazione repressiva", pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre" (Pierpaolo Pasolini, "Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo", in Scritti Corsari). PPP ci aveva avvertito, nel 1974.

_luiginter
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4.4.06

Pasolini, spunti di discussione --- di Vera ---

da Scritti corsari  Articolo del 28  marzo 1974  previsione della vittoria al referundum

"in realtà c'e stato e c'è in italia un nuovo fascismo  che fonda il suo potere proprio sulla promessa della comodità e benessere"...
riscrivere l' articolo è troppo lungo,  ne parleremo martedì .   
"non c'è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. I giornali fascisti... gli slogans mussoliniani fanno ridere: come l'aratro rispetto al trattore... Il nuovo fascismo attraverso i nuovi mezzi di comunicazione  e di informazione  non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.
9 dicembre 1973 da  acculturazione... acculturazione.
Pasolini spero provochi ancora scintille
un abbraccio a tutti conosciuti e sconosciuti

Vera

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3.4.06

Pasolini, la famiglia, i consumi; e Paul Ginsborg

Quasi vengono i nervi a pensare quanto fossero esatte le analisi di Ppp: più di trenta anni fa, non solo aveva capito l'impatto formidabile dell'ideologia e pratica del consumo; ma ne aveva anche capito le caratteristiche, quasi nel dettaglio.
Per esempio, colpisce come nel saggio "Vuoto di carità, vuoto di Cultura", in _ Scritti corsari _, Pasolini delineasse in poche righe il nuovo ruolo della famiglia nell'Italia contemporanea.
Nei primi anni Settanta (1974), nel corso di una grande trasformazione culturale che mutava i rapporti fra i sessi e le generazioni, nella quale spesso si proclamava la "morte della famiglia", e che comunque spostava gli equilibri nelle relazioni familiari: ecco PPP che diceva che "la famiglia è ritornata a diventare quel potente e insostituibile centro infinitesimale di tutto".
Perché? "Perché la *civiltà dei consumi ha bisogno della famiglia"*. Lasciate perdere che poi dica che il singolo consumatore interessa poco - sarebbe ben più tardi arrivata la teoria delle nicchie di consumo, e le coccole per i prodotti per single. Quel che conta è che PPP aveva già detto al nocciolo, nel 1974, quanto i moderni studiosi del consumo e dell'impatto che ha nelle nostre società dicono in questi anni.
Si vedano per esempio le belle pagine dedicate da *Paul Ginsborg* ne _Il tempo di cambiare_ al ruolo della famiglia nel consumo e nel relativo disimpegno politico e sociale delle persone.
Ancora una volta grande PPP.

luiginter
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1.4.06

Pierpaolo Pasolini e il "discorso" dei capelli. Il trionfo della sottocultura

La sottocultura. Nel primo articolo di _Scritti corsari, "Il "Discorso" dei capelli, PPP lavora attorno al concetto di sottocultura - opposto a quello di cultura (magari proviamo a definirli, nei prossimi giorni).
Quanto lui vedeva allora affermarsi nella generazione che era diventata adulta negli anni '60, che avrebbe fatto il '68 e che negli anni '70 si sarebbe manifestata con tutta la carica di opposizione - fosse una espressività, una capacità comunicativa e un'"argomentare" affidati ai modelli della sottocultura, quindi ambigui, equivoci - lui diceva: "una sottocultura di destra può essere confusa con una sottocultura di sinistra"; oppure, sostiene sempre PPP, essi silenziosamente, con i capelli, dicevano: "La nostra ineffabilità si rivela sempre più di tipo irrazionalistico e pragmatico: la preminenza che noi silenziosamente attribuiamo all'azione è di carattere sottoculturale, e quindi sostanzialmente di destra".
Questo anche se ormai parlavano molto quei giovani, avevano dato fondo alla verbalità, "e il verbalismo è stata la nuova ars retorica della rivoluzione (gauchismo, malattia verbale del marxismo)".
Insomma, secondo PPP il sistema di segni della generazione che guidava le rivolte dei primi anni 70 era il prodotto di una sottocultura di protesta che si opponeva a una sottocultura di potere. E quest'ultima avrebbe avuto buon gioco nel trasformarla, nel farne una moda, nel farla propria.
Ecco, mi sembra che questa griglia interpretativa, delle sottoculture che affidano la loro comunicazione a un'articolazione di (pochi) messaggi verbali e molti segni fisici - corpo, abbigliamento, capelli ecc. e che vengono regolarmente *assorbiti dalle culture dominanti*, funzioni ancora benissimo, a 30 anni di distanza. Grande PPP.

_luiginter
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